Asiatica Film Festival: il cinema asiatico come ponte tra Oriente e Occidente

 

Asiatica Film Festival – Incontri con il Cinema Asiatico è giunto alla sua ventesima edizione. La rassegna cinematografica si è appena conclusa, proponendo agli appassionati del grande schermo la visione di 20 opere (tra film, cortometraggi e documentari), inedite in Italia e provenienti da oltre 18 Paesi asiatici.

Asiatica – Incontri con il cinema asiatico nasce nel 2000 dall’idea di costruire un originale ponte di comunicazione tra l’Italia e il continente asiatico. Sensibile ai cambiamenti e alle nuove possibilità di confronto tra culture, la Joint Cultural Initiatives realizza questa idea, individuando nel cinema il mezzo ideale per rinnovare il dialogo tra Occidente e Oriente.

Ideatore e organizzatore dell’evento è Italo Spinelli, direttore artistico di Asiatica sin dalla sua prima edizione. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente, per farci raccontare le origini della sua passione per il cinema asiatico.

È una passione che nasce dai miei numerosi viaggi in Asia, grazie ai quali ho conosciuto una cinematografia molto interessante, diversa da quella che eravamo abituati a vedere nel nostro Paese, e che alla fine degli anni Novanta era praticamente sconosciuta al pubblico italiano.

Nel frattempo, in questi ultimi vent’anni, il cinema asiatico si è affermato al livello internazionale, raggiungendo anche l’Italia. L’apice di questa recente esplosione culturale è rappresentato dal successo di Parasite, film diretto dal sudcoreano Bong Joon-ho, che ha ricevuto numerosi riconoscimenti anche dalla critica occidentale. Tra i più importanti, ricordiamo la Palma d’Oro al Festival di Cannes e i quattro premi Oscar, tra cui quello per il miglior film (fino a quel momento mai assegnato ad un lungometraggio non in lingua inglese) nel 2019.

Agli inizi di questo secolo, però, la diffusione del cinema asiatico in Occidente era tutt’altro che popolare. Perciò è grazie all’intraprendenza di Spinelli (nel dar vita a questo progetto, e nel portarlo avanti per oltre vent’anni) che possiamo considerare Asiatica Film Festival un pioniere della cinematografia asiatica in Occidente.

Afferma Spinelli:

Una cinematografia diversa dalla nostra, espressione di società e culture diverse che, oltre ad essere interessanti ed affascinanti, rappresentano anche un terzo dell’umanità. Questa è una ragione in più – tutt’altro che irrilevante – per conoscere le società e le culture asiatiche, e il cinema è tra i mezzi ideali per farlo.

Infine, il direttore artistico di Asiatica prova a spiegarci quali sono gli aspetti che secondo lui rendono più interessante e variegato il confronto tra la cinematografia italiana e quella asiatica.

Nel nostro Paese stiamo assistendo, a mio avviso, a un certo declino del cinema autoriale. In Asia, invece, continua a fare successo – anche a livello internazionale – una nuova generazione di autori che sanno raccontare la realtà in modo efficace; una cinematografia che ha tempi diversi, modalità diverse ma tematiche solo apparentemente lontane. Tra queste il tema della globalizzazione, che ricorre nei film asiatici come in quelli occidentali.

Tornando alle tematiche dei film, il filo rosso che accomuna le opere presentate nel corso di questa ventunesima edizione di Asiatica Film Festival è rappresentato dalla creatività e dalle tematiche che riguardano il femminile. Tra le opere presentate, infatti, ci sono molti film diretti da registe e che raccontano storie di protagoniste femminili.

Al termine della manifestazione, una giuria di esperti ha premiato alcuni film, considerati più meritevoli tra quelli in rassegna. Queste e altre opere proiettate durante la manifestazione, sono ancora visibili sulla piattaforma MyMovies (fino al 25 dicembre).

Quest’anno infatti, a causa dell’emergenza legata al COVID 19, l’intero evento ha avuto luogo online. Gli utenti hanno avuto la possibilità di godersi tutte le opere passate in rassegna pagando un unico biglietto, del costo di 9 euro, sul sito MyMovies.

Nonostante l’impossibilità di riunire i fan del cinema asiatico nelle sale, come nelle precedenti edizioni, gli organizzatori della manifestazione hanno deciso di non annullare l’iniziativa in programma dal 18 al 22 dicembre. Inoltre, la direzione artistica ha promesso che, non appena sarà possibile incontrarsi nuovamente al cinema, l’evento sarà riproposto anche dal vivo. Un impegno che in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo rappresenta un messaggio di speranza molto importante, oltre che per il pubblico di Asiatica Film Festival, anche per tutti gli amanti del cinema.

Giovanni Sammarco

Lungometraggi

OPENING FILM – The cloud in her room, Xinyuan Zheng Lu. 2019, Cina, 101′ (Premio della giuria)

Whale Island, Chia-Chun Huang 2020, Taiwan, 108′

Debris of Desire, Indranil Roychowdhury 2020, India/Bangladesh, 101′ (Premio della giuria)

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A Dark, Dark Man, Adilkhan Yerzhanov 2019, Kazakhstan, 130′ (Premio Città di Roma per il Miglior lungometraggio in competizione)

Can Neither Be Here Nor Journey Beyond, Girish Kasaravalli 2019, India, 124′ (Premio menzione speciale)

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A Boarding School, Shalahuddin Siregar 2019, Indonesia, 97′

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Colourless Dreams, Ayub Shahobiddinov 2020, Uzbekistan, 75′

Everyday Is a Lullaby, Putrama Tuta 2020, Indonesia, 81′

Where We Belong, Kongdej Jaturanrasmee 2019, Thailandia, 130′

CLOSING FILM – No Choice, Reza Dormishian, Iran, 106′ (Premio Città di Roma per il Miglior lungometraggio in competizione)

Al film iraniano che ha chiuso la manifestazione la giuria internazionale NETPAC (Network for the Promotion of Asian Cinema), composta da Therese Hayes (Presidente) (USA), Tsengel Davaasambuu (Mongolia) e Marziyeh Riahi (Iran) ha assegnato il premio  con la seguente motivazione:

Per aver mostrato i rapporti umani profondi ed aver prestato l’attenzione sui problemi e le difficoltà di una parte della società che riceve meno attenzioni ovunque nel mondo.

 

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Photos: Courtesy Asiatica

Giovanni Sammarco

Nato a Roma nel 1995, nel 2018 si laurea in Scienze politiche (indirizzo “Relazioni Internazionali”) con una tesi in Storia contemporanea dal titolo “Sport e politica: un binomio ineludibile”. Nel 2020 ottiene la laurea magistrale con lode in Scienze politiche (indirizzo “Cooperazione Internazionale”) all’Università degli Studi Roma Tre, con una tesi in Storia dell’Unione Sovietica, dal titolo “L’incidente di Chernobyl e l’Italia. Politica, economia e società”. Attualmente lavora come operatore presso il Progetto Filippide, una società che si occupa di assistere persone affette da autismo in attività di carattere sportivo.

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