Bersaglio su Molly Bloom: il flusso di coscienza di Joyce incastonato nella “grande conchiglia”

Bersaglio su Molly Bloom, liberamente ispirato all’ultimo capitolo dell’Ulisse di Joyce – Premio Ubu 2003 per la scenografia -, portato in scena con successo al Teatro Gobetti di Torino nel dicembre del 2002, torna, dopo quattordici anni, sul palco del Teatro Vascello di Roma.

Il complicato monologo interiore di Molly Bloom, un flusso ininterrotto di pensiero di circa quaranta pagine, diventa il pretesto per allestire un riuscito coro di otto attori incastrati e legati in una geniale e azzeccatissima installazione a forma di grande conchiglia (di Daniela Dal Cin).

La messa in scena colpisce nell’immediato per il grande impatto estetico: il pubblico entra in sala a sipario già aperto e il palco è totalmente occupato dalla maestosità architettonica della grande conchiglia, divisa in otto nicchie nelle quali gli interpreti, vestiti in tailleur chiaro sono incastonati e si muovono destreggiandosi tra elastici bianchi (ai quali sono legati nell’installazione).

Il lungo monologo interiore, che nel diciottesimo capitolo del grande capolavoro di Joyce è attraversato da due soli segni di punteggiatura e racchiuso in otto enormi pensieri ininterrotti, nella versione del regista Marco Isidori diventa un’orchestra a più voci, capace di sottolineare i cambi d’umore, i pensieri, le sensazioni e le sottili percezioni che la mente della protagonista lascia scorrere liberamente e senza censure.

La grande conchiglia ideata da Daniela Dal Cin, può ricordare infatti una riproduzione del cervello umano e le voci, i cori, la gestualità di ogni attore, rappresentano l’impulso e l’istinto del pensiero dell’uomo, libero da limiti e barriere.

In questa originale orchestrazione, alcune parole sono pronunciate in un unico coro, altri pensieri sono interpretati da un solo attore e conclusi poi da una terza voce: il pubblico, rapito da un continuo gioco di cambi di tonalità e intensità vocali, ha la sensazione di un flusso costantemente in evoluzione, grazie al sofisticato girotondo vocale e corporeo, ideato e costruito meticolosamente dagli interpreti.

Davanti alla mastodontica struttura un maestro d’orchestra, interpretato dal regista stesso, sembra dirigere la complessa e originale macchina che genera, voce su voce, gesto dopo gesto, il labirintico pensiero di Molly Bloom.

Nella versione di Isidori, la rappresentazione scenica e il testo si amalgamano fondendosi alla perfezione: il coro, gli accenti e l’accorato assolo finale di Maria Luisa Abate rendono limpido e vivo il tortuoso monologo finale dell’Ulisse, ponendo l’accento sulle sfumature emotive, in particolare sui trascorsi sentimentali e sessuali della donna.

Il risultato è un concerto teatrale che gioca sull’armonizzazione e gli incastri vocali puntando, in più parti, sul vissuto erotico della protagonista: il flusso ininterrotto di pensiero diventa carne quando viene fuori l’aspetto sensualmente infantile di Molly Bloom, che riesce a essere, agli occhi attenti del pubblico, civettuola, sbarazzina e inconsapevolmente divertente.
Bersaglio su Molly Bloom riesce a catturare la platea, grazie a una narrazione poliedrica e dinamicamente interessante, incastonata in un’installazione inusuale e di grande impatto estetico.

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