Diamond Island di Devi Chou: un’intima visione del mondo

Diamond Island è l’ultimo film che abbiamo selezionato per i nostri lettori dalla sala web del Torino Film Lab 2017, già vincitore del Prix SACD alla 55esima edizione del Festival di Cannes e del Grand Prix alla 30esima edizione del Festival du Film de Cabourg – Journées romantiques.

Scheda del film

Titolo internazionale e originale: Diamond Island
Paese: Cambogia, Francia, Germania, Thailandia, Qatar
Rivenditore estero: Les Films du Losange
Anno: 2016
Genere: fiction
Regia: Davy Chou
Durata: 101′
Data di uscita: FR 28/12/2016
Sceneggiatura: Davy Chou, Claire Maugendre
Cast: Sobon Noun, Cheanik Nov, Madezza Chhem, Mean Korn, Somnang Nut, Sophyna Meng, Jany Min, Samnang Khim, Batham Oun
Fotografia: Thomas Favel
Montaggio: Laurent Leveneur
Scenografia: Samnang Pak
Musica: Jérémie Arcache, Christophe Musset
Produttore: Charlotte Vincent
Coproduttore: Haneke Van der Tas
Produzione: Aurora Films, Vycky Films, ARTE France Cinéma, Vandertastic, KNM, Anti-Achive (KH), 185 Films (TH)
Supporto: CNC — Cinémas du Monde, Arte France, L’Asian Cinema Fund, La Région Basse Normandie, Hubert Bals Fund
Distributori: Les Films du Losange

Bora (Sobon Noun), un giovane ragazzo pieno di speranze, abbandona la madre e la nonna per lavorare nei cantieri edili della Diamond Island, isola moderna dalle mega costruzioni situata in Cambogia. Ritroverà Solei, (Cheanik Nov) del quale aveva perso le notizie da cinque anni, ben integrato nell’alta società dell’Island.

Nonostante quest’ultimo farà di tutto per farlo ambientare nel mondo cosiddetto benestante, Bora sceglierà di stare dall’altra parte, quella più sommessa e sconosciuta ai molti dell’isola. In questo frangente, incontrerà una ragazza di cui si innamorerà.

Il film è piuttosto lento e non particolarmente avvincente. Molto delicate e forse di un altro tempo, sono i corteggiamenti tra gli innamorati che il regista non si fa sfuggire. Ma tutto ciò non basta a tener vivo il morale.

Si può osservare la Cambogia, Stato non noto ai più e coinvolto nella guerra con il Vietnam, eppure quella presentata dal regista resta una società che noi già conosciamo, se guardiamo al nostro passato.

Interessante è la cesura, quasi da favelas e grattacieli argentini, del mondo che circonda il nostro protagonista. Sobon Noun, l’attore, è un bel ragazzo che vivendo l’agio di una certa povertà casereccia ed il disagio che gli comporta lo stare nell’alta società, in un certo senso, si fa portavoce di qualcosa di più intimo.

Probabilmente quei due mondi – economicamente – così separati e quasi irraggiungibili, adombrano il rapporto di due fratelli che vivono non solo in ambienti diversi, ma anche atmosfere, vissuti, necessità.

E se tutto questo fosse una gara, beh, il nostro protagonista la vincerebbe se fossimo tutti più romantici, qualora incontrasse la sua lei.

Il film non fa impazzire, se non qualche carrello in mezzo alla strada e al traffico. Forse in quel trambusto, si percepisce la voglia di stare al mondo di tutti. In mezzo a quello smog, si respira l’odore del denaro che sale verso la Diamond Island.

Davy Chou è un regista franco-cambogiano classe 1983. Nel 2009, ha fondato un laboratorio di cinema nelle scuole forno a Phnom Penh e ha messo insieme un gruppo di giovani registi cambogiani. 

Gode di riconoscimento tra la critica sia in Europa che in Asia.

L’interesse da parte di un autore per tematiche scottanti come sono quelle sociali è da rispettare. In questo film non c’è la compattezza del documentario, eppure c’è accanto alla visionarietà del regista di finzione, uno sguardo vigile alla società che muta e che si separa, ma che sa anche sublimarsi in un bacio tra innamorati.

Veronica Pacifico

Foto di copertina: per gentile concessione del Festival di Cannes

Trailer ufficiale della Legend Cinemas

Intervista al regista Davy Chou dal canale ufficiale YouTube de La Semaine de la Critique del Festival di Cannes

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