Due telefonate storiche di Zelenskyj: l’Ucraina in bilico tra Russia e Stati Uniti

 

La prima telefonata con Putin è finita con lo scambio di prigionieri, la seconda con Trump con il rischio d’impeachment del Presidente US. 

Putin – Zelenskyj

Lo scambio di detenuti tra Russia e Ucraina, che è stato preceduto da una chiamata tra i due presidenti di Stato, è diventato un evento con grande rilevanza mediatica, che ha suscitato un’ondata di emozioni e di aspettative per la tanto sospirata risoluzione del conflitto nel Donbass. I dettagli della conversazione tra Zelenskyj e Putin non sono stati divulgati, però è trapelato l’argomento di cui hanno parlato.

Già a settembre, dopo aver effettuato lo scambio di prigionieri, Zelenskyj ha dichiarato che sono stati fatti i primi passi verso la fine della guerra. Anche se il Cremlino ha sempre parlato di un “conflitto ucraino intero”, il portavoce di Putin ha comunicato che la nuova leadership ucraina  è molto apprezzata – dicendo, che a differenza dei predecessori, l’amministrazione di Zelenskyj ha “un approccio sano e disponibilità al compromesso”.

Lo scambio di prigioneri è stato considerato in modo positivo anche dai leader mondiali, che lo hanno  considerato un “primo passo da giganti verso la pace”. È stato salutato con entusiasmo da Donald Trump, ignaro del fatto che, di lì a poco, sarebbe scoppiato lo scandalo ucraino in cui è stato coinvolto in prima persona. “Ottima notizia e congratulazioni a entrambi i Paesi” – ha detto il leader statunitense. Lo scambio di prigionieri tra la Russia e l’Ucraina è un “segnale di speranza”, secondo la cancelliera tedesca Angela Merkel. La Farnesina si è congratulata per la liberazione dei prigionieri. È un passo visto a livello internazionale per ricostruire la fiducia e rilanciare i negoziati bilaterali.

Vale la pena ricordare che l’ultimo grande scambio di detenuti tra Russia e Ucraina ha avuto luogo alla fine di dicembre 2017. L’Ucraina ha restituito 74 dei suoi cittadini e liberato 233 persone, su richiesta della Russia. Le informazioni su questo ultimo scambio sono state confermate quando si è saputo che dall’aeroporto russo – “Vnukovo” e da quello ucraino – “Borispol” gli aerei con i prigionieri erano decollati.

A Kijv dalle carceri russe sono tornati 35 cittadini ucraini, tra cui prigionieri politici, condannati nella Federazione Russa per lunghi periodi, in particolare il registra ucraino Oleg Sentsov, condannato a 20 anni di carcere per presunta pianificazione di “attacchi terroristici” dopo l’annessione russa della penisola ucraina di Crimea; il giornalista di “Ukrinform” Roman Sushchenko, che è stato accusato con il sospetto di spionaggio. In Ucraina sono tornati anche i membri dell’equipaggio di tre navi, che erano stati catturati nel novembre dello scorso anno nello stretto di Kerch al largo della Crimea.

Per Mosca, invece, lo scambio ha riguardato due dozzine di cittadini russi che si erano proclamati prigionieri politici, oltre a cittadini ucraini condannati per “tradimento”, “per essere stati gli ideatori di gruppi terroristici”, “per la collaborazione con i gruppi armati illegali filo-russi e per coinvolgimento in organizzazioni che hanno occupato la Crimea”. Tra di loro c’era anche il capo dell’ufficio ucraino dell’agenzia di stampa russa “Ria Novosti”, Kiril Vyshinsky, accusato di alto tradimento, con l’accusa di diffondere informazioni distorte sull’Ucraina e Volodymyr Tsemakh, l’ex responsabile della “difesa anti-aerea” delle forze separatiste filo-russe, considerato in Europa occidentale “un testimone chiave” nell’abbatimento del volo MH17 nei cieli dell’Ucraina orientale nel 2014.

Mentre la maggior parte degli Stati dell’UE ha visto di buon occhio lo scambio di prigionieri e fatto dichiarazioni di “pace”, nei Paesi Bassi le reazioni alle dichiarazioni dei Presidenti sono state sdegno e rammarico. A suscitare una brusca reazione da parte dei cittadini olandesi è stata in primis proprio l’estradizione di Volodymyr Tsemakh, sospettato di essere coinvolto nell’incidente del volo MH17 “Malaysian Airlines”, che ha provocato la morte di 298 persone.

Amsterdam ha chiesto in modo esplicito a Kijv di non consegnare Tsemakh alla Russia. Tuttavia, come ha specificato Zelensk’yj “senza Tsemakh lo scambio non sarebbe stato effettuato”. Secondo Christo Grozev, il rappresentante del gruppo internazionale di giornalisti investigativi Bellingcat, l’ultimatum russo sull’estradizione di Tsemakh potrebbe essere letto come “una prova tangibile” del suo coinvolgimento nella tragedia. Secondo il procuratore generale della Russia, oggi né le indagini internazionali né i giornalisti investigativi hanno ottenuto prove fondate della colpevolezza dell’esercito russo o dei simpatizzanti nel Donbass.

Il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha sempre fornito la versione che nel periodo della catastrofe del “Boeing” nessuno veicolo ufficiale dell’esercito russo ha attraversato il confine con l’Ucraina. Con l’estradizione di Volodymyr Tsemakh Zelenskyj ha dimostrato che l’Ucraina è disposta a un’apertura alla negoziazione con i Russi.

La ricercar del “compromesso” tra i due Presidenti si è manifestata anche nel ritorno in patria di 24 marinai ucraini, sul cui ritardo molto ha pesato la polemica in Russia sulla decisione del Tribunale navale delle Nazioni Unite, che ha richiesto l’immediata liberazione degli uomini e il rientro in patria. Il Ministero degli Affari Esteri della Russia ha infatti dichiarato che il Tribunale non aveva l’autorità per emettere una sentenza o un parere sulla detenzione dei marinai ucraini. Nonostante tali dichiarazioni, il 26 giugno scorso è stato annunciato che la Russia aveva presentato al Tribunale navale dell’UN una relazione sul possibile rilascio delle navi e dei marinai ucraini. Il Ministero degli Esteri ucraino ha, a sua volta, confermato di aver ricevuto una lettera dal Ministero degli Esteri russo con una proposta in cui si fornivano garanzie per iscritto sul procedimento penale a carico dei marinai, in conformità con la legislazione russa, al loro ritorno in Ucraina.

È possibile parlare di “volontà di compromesso”, considerando che la Russia avrebbe dovuto rilasciare i prigionieri ucraini anche senza scambio? Il desiderio di Zelens’kyj di raggiungere “la pace immediata” significherà per l’Ucraina dover cedere sulle proprie posizioni? La Russia, invece, continuerà a creare dei finti problemi per poi suggerire modi per risolverli, assumendo il ruolo di pacificatrice e ricevendo in cambio sempre maggiori concessioni da parte dei Paesi dell’UE? Tra due mesi l’UE dovrebbe prendere in considerazione il prolungamento delle sanzioni economiche contro la Russia, introdotte in risposta all’annessione della Crimea nel 2014. La formula di pace “nel mezzo della convergenza” probabilmente dipenderà personalmente da Putin, che è l’unico al momento a detenere il potere politico in Russia, e da  Zelens’kyj, che pian piano inizia, a sua volta, ad accumulare potere come il suo antagonista.

Trump – Zelenskyj

La seconda telefonata che abbiamo analizzato è quella del leader ucraino con Donald Trump, che ha avuto tutto un altro risvolto politico rispetto a quella con Putin. Negli Stati Uniti è scoppiato uno scandalo dopo la richiesta del presidente statunitense a Zelenskyj del luglio 2019 di indagare sulle vicende relative agli affari in Ucraina del figlio di un suo possibile avversario alle prossime presidenziali, l’ex vice di Obama, Joe Biden, proprio nel momento in cui il Presidente Trump aveva congelato 400 milioni di dollari in aiuti militari destinati all’Ucraina.

Trump ha autorizzato la pubblicazione di cinque pagine di trascrizione della chiamata e rischia l’impeachment. Alla fine di settembre scorso l’Ucraina si è inaspettatamente trovata nell’epicentro della politica mondiale, trascinata dallo scandalo della telefonata tra Trump e Zelenskyj. La richiesta di impeachment del presidente degli Stati Uniti è stata presentata tre settimane fa dai Democratici. La speaker democratica della Camera, Nancy Pelosi, ha annunciato l’avvio di una procedura formale. Punto di partenza è stata proprio la telefonata di Trump col presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj.

Durante la conversazione telefonica il Presidente statunitense avrebbe chiesto al suo collega ucraino di indagare sulle vicende relative agli affari in Ucraina del figlio di un suo possibile avversario alle prossime presidenziali, Joe Biden. Al momento della telefonata gli Stati Uniti – su indicazione di Trump – stavano volutamente ritardando il pagamento all’Ucraina di una rata di aiuti economici da centinaia di milioni di dollari.

Il 25 luglio Trump ha chiamato Zelenskyj per fargli le congratulazioni per il successo delle elezioni parlamentari libere e democratiche e per la vittoria del partito Servitore del Popolo. Ricordiamo che questa forza politica ha conquistato il 43.16% dei voti – 254 parlamentari nella Verkhovna Rada (il Parlamento ucraino).

I comunicati congiunti di stampa, statunitense e ucraino, su questa conversazione telefonica tra i due capi di Stato sono stati abbastanza banali, anche se sottolineiamo che nel messaggio dell’ufficio di Zelenskyj c’era una frase: “Donald Trump ha espresso la convinzione che il rinnovato governo ucraino sarà in grado… di completare l’indagine sui casi di corruzione”.

IL 12 agosto un whistleblower ha presentato una denuncia formale su ciò che Trump stava dicendo nella conversazione. Il New York Times, il Washington Post e la Reuters hanno scritto che l’uomo che ha fatto trapelare le informazioni è un impiegato della CIA. Secondo altre fonti l’uomo aveva precedentemente lavorato alla Casa Bianca. La denuncia è stata inviata a Michael K. Atkinson, il secondo ispettore generale degli Stati Uniti della comunità dell’intelligence, che doveva determinare se esistessero motivi seri per un ulteriore esame della denuncia. Atkinson sembra abbia riconosciuto alla denuncia un degno status “urgent concern”, cioè che richiedeva ulteriori revisioni.

A seguito di ciò, l’ispettore ha mostrato la denuncia al direttore della National Intelligence degli Stati Uniti, Joseph Maguire, senza recarsi al Congresso, come prescrive la legge. Dopo questo iter l’amministrazione presidenziale ha disposto una serie di misure per mantenere segreta la trascrizione, usando un sistema diverso da quello usato di solito per archiviare informazioni «non classificate». Quindi Maguire ha chiesto una consultazione con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e gli è stato consigliato di non sporgere denuncia al Congresso.

Va detto che il precedente direttore dell’intelligence nazionale, Dan Coats, che ha ricoperto questo incarico per un po’ di tempo e spesso era in disaccordo con il Presidente Trump, si è dimesso alcuni giorni dopo aver ricevuto la denuncia.  Il 27 settembre dopo la diffusione officiale del rapporto del whistleblower si è dimesso anche Kurt Volker, l’inviato speciale americano in Ucraina.

Quando lo scandalo è scoppiato Joe Biden ha definito le azioni del presidente degli Stati Uniti e il suo uso della campagna elettorale un “comportamento disgustoso” e ha richiesto alla Casa Bianca di pubblicare la conversazione con Zelenskyj.

Trump ha dichiarato di acconsentire al rilascio di una “trascrizione declassificata e senza omissis”. La trascrizione resa pubblica si basa su “note e ricordi” delle persone presenti nella Situation Room e di membri del Consiglio di sicurezza nazionale. Volodymyr Zelenskyj, allo stesso tempo, si è sorpreso del fatto che la Casa Bianca abbia pubblicato la trascrizione integrale e non solo quella relativa alle parole di Trump, sottolineando di ritenere che, a volte, le conversazioni telefoniche tra Presidenti non debbano essere pubblicate, “perché contengono delicate informazioni di geopolita e di strategia”.

Nella trascrizione possiamo notare un passaggio molto importante. Trump: “Direi che facciamo molto per l’Ucraina, più di quanto faccia l’Europa…Tutto quello che fanno è chiacchierare, penso che dovresti tenerne conto”. Zelensk’yj risponde: “Hai assolutamente ragione. Non solo al cento per cento, ma al mille per cento, e ti dico questo… Gli Stati Uniti, tecnicamente, sono un partner più grande dell’Unione Europea e ti sono molto grato”. A questo punto Trump apre il capitolo su Joe Biden: “Vorrei che ci facessi un favore… Ci sono molte discussioni sul figlio di Biden, che Biden ha fermato l’inchiesta e molte persone che vogliono capire, così qualsiasi cosa tu possa fare con il Procuratore generale sarebbe grande…” Zelensky risponde: “Garantisco come Presidente dell’Ucraina che tutte le indagini saranno fatte in modo aperto e onesto, questo posso garantirlo”. Nella telefonata Trump fa anche riferimento a Rudy Giuliani, al suo avvocato personale. “Giuliani è una persona molto rispettata… Se tu potessi parlargli sarebbe ottimo”.

Il figlio di Joe Biden, Hunter, ha lavorato per una società ucraina di gas naturale, Burisma. Anni dopo si è saputo che il gruppo Burisma è stato sospettato di evasione fiscale per circa un miliardo di dollari negli ultimi due anni di attività. La procura generale ucraina ha chiuso il caso contro la società nel 2017 senza conseguenze per Burisma. L’accusa principale da parte di Trump e della sua squadra era che Biden ha usato la sua posizione per fare pressione sulla parte ucraina, compresi i procuratori generali (prima Shokin, poi Lutsenko), per impedire loro di indagare sulla compagnia. Ma i procuratori ucraini e gli attivisti anticorruzione, che conoscevano la situazione a Kijv, hanno affermato che la sequenza di eventi nel caso Burisma e il lavoro di Shokin come procuratore generale semplicemente non si adattavano alla storia promossa da Trump e dai suoi alleati.

Trump, in seguito, ha dichiarato che durante la telefonata con Zelenskyj ha discusso della corruzione in Ucraina e ha menzionato in questo contesto il suo principale concorrente elettorale Joe Biden, negando allo stesso tempo che la sua considerazione dei fondi per l’Ucraina avesse un qual si voglia nesso con Biden.

Parlando con i giornalisti delle Nazioni Unite il 24 settembre, Trump ha affermato che, con la sua azione, ha cercato di spingere i Paesi europei, tra cui Francia e Germania, a “raccogliere fondi per l’Ucraina”. Secondo il vicepresidente della Commissione europea Federica Mogherini, il sostegno dell’UE all’Ucraina è “senza precedenti”, dal 2014 l’UE e le istituzioni finanziarie europee hanno mobilitato un pacchetto di aiuti economici e prestiti da 15 miliardi di euro per sostenere il processo delle riforme in Ucraina.

Donald Trump ha definito lo scandalo un’altra caccia alle streghe, mentre Zelenskyj ha dichiarato di non aver ricevuto nessuna pressione da parte del Presidente americano. Però alcuni analisti politici sostengono che queste nuove accuse abbiano messo Trump in una situazione molto più grave di quella che in cui è stato coinvolto con il Russiagate, l’indagine svolta dal procuratore speciale Robert Mueller sull’interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali del 2016 a favore di Trump.

Mercoledì sera due uomini d’affari di origine ucraina e soci dell’avvocato di Trump, Rudy Giuliani, sono stati arrestati in USA con l’accusa di finanziamento della campagna elettorale. Igor Fruman e Lev Parnas hanno aiutato Giuliani a incontrare un procuratore ucraino nell’ambito del coinvolgimento di Giuliani nella spinta per l’Ucraina a indagare su Biden. Entrambi dovevano comparire al Congresso questa settimana, ma sono stati arrestati poco prima della loro apparizione. I due sono stati poi citati in giudizio dai Democratici per testimoniare. I due erano tra i principali donatori per le campagne repubblicane.

Le presunte pressioni politiche di Trump all’Ucraina sono state molto discusse nella società e nei circoli politici ucraini. Molte persone si chiedono se gli Stati Uniti possano essere considerati un alleato affidabile nei tentativi che il Paese sta mettendo in atto per portare avanti le riforme e resistere alle pressioni della Russia.

Di oggi le dichiarazioni della Banca Centrale dell’Ucraina riguardo a un programma di aiuti finanziari del Fondo Monetario Internazionale che sarebbe bloccato, perché l’istituzione internazionale non vede un forte segnale da parte di Zelenskyj di garantire nella disputa di PrivatBank gli interessi dello Stato e non quelli dell’oligarca Igor Kolomoiskyj, che ricordiamo ha finianziato la campagna elettorale di Zelenskyj ed è il proprietario della rete televisa in cui il Presidente ucraino è diventato famoso con la serie Servitore del Popolo.

La giornalista Myroslava Gongadze afferma che “ogni crisi è una lezione o una nuova opportunità. È importante riconoscerlo e trarne vantaggio”. Sui social network si inizia a scherzare sulla “vendita” dei cappelli della campagna Trump con la scritta “Make America great again”.  Secondo l’analista ucraino del “Fondo per le Iniziative Democratiche” Petro Burkovskyj, il compito principale delle autorità ucraine  è ora di evitare a ogni costo il coinvolgimento nella politica statunitense, di non prendere la parte dei repubblicani o dei democratici e di aspettare fino alle prossime elezioni, anche se ormai lo scandalo potrebbe rappresentare una pericolosa frattura per le relazioni tra Stati Uniti e Ucraina.

Mariia Boiko

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Leila Tavi

Leila Tavi is a journalist specialized in Russian Politics and Culture and PhD c. in Russian History at the University of Vienna under the supervision of Prof. Andreas Kappeler. She studied Political Science in Vienna and Rome, graduating in History of Eastern Europe at Roma Tre University, with Prof. Francesco Guida and a thesis on travel reports about Saint Petersburg by West Europeans at the beginning of the XIX Century. Previously she obtained a degree in Foreign Languages, with a specialization in German Philology at the University of Rome «La Sapienza». Her new book "East of the Danube" is coming soon.

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