E-commerce o retail fisici? Quale è il commercio del futuro: Parliamone con Giacomo Cellini

Uno dei tanti effetti di questa terribile pandemia è stato il boom delle vendite online tramite ecommerce. In particolare, durante i vari lockdown del 2020, in tantissimi hanno acquistato beni di prima necessità e altri prodotti online.

Brand come Amazon, Netflix, Meta e Google hanno visto crescere gli utili a livelli esponenziali, tanto che molte piccole aziende si sono affrettate a mettere online siti web ecommerce. Infatti, molte web agency in quel periodo vendevano questo servizio in veri e propri pacchetti, senza alcuna strategia, né studio di fattibilità. Purtroppo, per la maggior parte si è trattato di un pessimo investimento.

Andiamo per gradi e parliamone con Giacomo Cellini che dal 2011 si occupa di digital marketing come consulente per aziende e professionisti.

Parliamo di e-commerce, è veramente il futuro?

Lo sarà per alcuni, ma non per tutti. Mi spiego meglio: la quota delle vendite online continuerà a crescere sempre di più con un ritmo alterno, come si è visto in questi anni. Ma non tutte le aziende se lo possono permettere, non tanto per i costi iniziali, che sono oggi relativamente bassi, piuttosto per la fattibilità del progetto in sé. Infatti, la stragrande maggioranza delle piccole o medie aziende non può permettersi l’e-commerce perché ha costi proibitivi di gestione e mantenimento.

Di che costi stiamo parlando?

Può sembrare incredibile ma il costo iniziale, cioè la realizzazione del sito web, è l’investimento minore. Messo online il sito, bisogna fare il lavoro più importante e quindi l’investimento maggiore. Infatti dopo la messa online, nessuno visiterà il vostro sito web e quindi non ci saranno acquisti! Avere un sito e-commerce online non significa vendere! Bisogna realizzare delle strategie di marketing come il posizionamento SEO, ke campagne di advertising per poter iniziare a portare traffico e poi successivamente vendite nel nostro e-commerce. Queste strategie costano decine o centinaia di euro al giorno e devono essere fatte da professionisti specializzati e qualificati che sono molto rari e costano molto.

Quindi non è per tutti la vendita online?

Si, è per una nicchia di aziende. Bisogna ripensare alla vendita online come ad una business unit staccata dall’azienda, dove solo il magazzino può essere in comune con l’azienda principale. Facciamo un esempio: un negozio di abbigliamento anche di medie dimensioni non può far fare le campagne di advertising su Facebook o su Google dei propri commessi ma dovrà assumere degli specialisti di advertising. Allo stesso tempo i prodotti che venderà online molto probabilmente saranno differenti dai prodotti che si venderanno offline. Quindi bisognerà distinguere tra e-commerce manager e store manager. Tutto questo avviene perché il mercato è totalmente differente tra online e offline e ci sono logiche e competitor differenti.

E’ tutto molto complesso…

Si lo è. Infatti tutte le aziende che nel 2020 e nel 2021 hanno investito in un momento di crisi economica i propri risparmi in e-commerce, senza una strategia adeguata, hanno buttato i soldi. Anche perché, subito dopo alla fine dei vari lockdown, le persone si sono riversate nel mondo offline e sono tornate ad acquistare nei negozi sotto casa. Lo ripeto: avere un e-commerce non significa vendere online!

Retail vs e-commerce, chi vincerà?

Si tratta di una sfida che per certi versi non esiste. Il retail fisico e il mondo local ha delle logiche e delle opportunità che l’e-commerce non potrà mai avere né sfruttare, nemmeno nel metaverso. Allo stesso tempo l’e-commerce ci dà un servizio e un prezzo che la maggior parte dei retail difficilmente potrà mai proporre. Nel 2022 la percentuale delle vendite online è cresciuta, ma ad un ritmo inferiore rispetto al 2021 e al 2020. Per questo mi sento di dire che retail fisici ed e-commerce conviveranno per tantissimi altri anni.

L’e-commerce oggi che settore è?

L’e-commerce oggi è un mondo molto complesso, che sta già andando i crisi, basta leggere le ultime notizie riguardanti i licenziamenti di massa di Amazon e Facebook. Per certi versi è un mondo elitario. Infatti, lanciare un e-commerce nel 2022 è quasi una sfida impossibile. da una parte combattiamo con colossi che dominano la piazza e che hanno rivoluzionato il mercato e le metodologie di vendite online. Basta pensare al reso gratuito nei 30 giorni di Amazon e al reso gratuito nei 365 giorni proposto da Zalando. Inoltre, bisogna pensare l’e-commerce come un grande comparatore di prezzi, dove il cliente può scegliere, tra tanta offerta, il prezzo più basso e naturalmente il servizio più veloce e migliore. Ciò comporta una riduzione della marginalità con tutti i rischi che ne conseguono. Infatti, la stragrande maggioranza degli e-commerce, oggi, non è sostenibile, perché ha una marginalità inferiore del 35% e quindi non può permettersi strategie di advertising ed investimenti in pubblicità. A mio parere, in futuro, tantissimi e-commerce chiuderanno o almeno ridurranno gli investimenti online, perché non sono sostenibili.

Soluzioni e prospettive future per i retail?

Un negozio local per sopravvivere deve puntare sul servizio, sulla qualità dei prodotti, sul rapporto con i clienti, su strategie di local marketing e su strategie di visibilità online e offline. Il rapporto umano è ancora un jolly fondamentale e bisogna puntare su quello e sul servizio. Essere unici aiuta, anzi, farà la differenza tra prosperare e fallire. Il futuro non è solo nell’e-commerce, le persone continueranno a comprare nel negozio sotto casa ancora per tanti anni.

 

Francesco Evangelisti


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