Il fascino discreto dell’ipocrisia: l’introspezione di un ozioso medio

 

Decisi di concedermi un pomeriggio di relax dal lavoro, non avevo la pazienza di attendere il sabato, fu così che mi ritrovai nell’agio di un lettino in prima fila, a pochi passi dal bagnasciuga, dove spendendo pochi euro in più ci si delizia di una vista esclusiva e della brezza marina. Non sono mai stato un lettore avaro di quotidiani, ma quel giorno decisi di acquistarne uno, anche per rendermi più interessante agli occhi delle gentil donne presenti in spiaggia.

Lessi distrattamente le notizie del giorno precedente, soffermandomi sui titoli e sulle prime tre o quattro righe dei pezzi, nessuno di loro risvegliò i miei pochi e perlopiù sopiti interessi. Così decisi di abbandonare il diletto della lettura, accesi la radiolina, (oggetto quasi vintage, lo so, ma ci sono affezionato) pensando fosse più comodo lasciarmi andare a un ascolto passivo. Mi imbattei in un programma interessante che scosse la mia fantasia, “Cronache dai ‘90”, lo speaker leggeva notizie fingendo di essere in quegli anni, nei quali mi onoro di aver vissuto.

La nazionale tedesca, ormai quasi riunita, aveva da poco conquistato il mondiale di calcio, niente più muri. Montenero di Bisaccia aveva avuto il suo momento di gloria, Guccini cantava Nostra signora dell’ipocrisia, nauseato dall’abitudine alla disonestà. Un’Italia di artisti, eroi, conquistatori e ignavi, la questione morale di Berlinguer si manifestava in tutta la sua animosità dopo poco più di un decennio. Sarajevo bruciava sotto il fuoco della violenza etnica e religiosa, poco più in là, la nuova Europa si apprestava a nascere.

Mutatis mutandis, non potei fare a meno di pensare a come sarebbero stati quegli anni se avessimo avuto le tecnologie e le abitudini di oggi. Sarebbe stato bello rivedere i selfie dei tedeschi delle due Germanie davanti le rovine del muro. E Andreotti cosa avrebbe twittato subito dopo la firma del Trattato dell’Unione Europea a Maastricht? Bossi e Berlusconi si sarebbero sfidati a ProEvolution Soccer aspettando i risultati delle elezioni del 1994 come fecero Renzi e Orfini? Mi dilettai qualche minuto nell’anacronismo applicato.

Guardando il bagnasciuga, pensando a quante vite perdiamo in mare ogni giorno e quanto l’abitudine a questo genere di tragedie ci abbia ormai reso immuni al dolore e alla riflessione, portai i ricordi al lontano 1991. Ero solo un bambino, ricordo però le immagini dei TG nella città di Brindisi, uno dei più grandi sbarchi che la storia ricordi, migliaia di persone, 25 mila, quanto una cittadina italiana, si riversarono in una città che ne ospitava solo poco più del doppio. Rileggendo oggi quegli avvenimenti, si coglie lo spirito di accoglienza e di umanità del periodo, una gestione “civica e popolare” si sostituì alla macchina dello Stato, niente ONG, niente Mare Nostrum, solo cuore e porte aperte.

Oggi siamo molto più connessi, vicini l’un l’altro, la prossimità virtuale abbatte qualunque distanza geografica, eppure, nonostante ciò, quell’umanità sembra così distante. Come se la possibilità di tenerci stretti attraverso la tecnologia avesse ricostruito muri intangibili, rendendoci incapaci di percepire l’altro.
Sempre dall’agio del mio lettino, questo flusso di pensieri mi affaticò. Forse anch’io, in maniera spregevolmente ipocrita, ero diventato immune. Il mio viso, in questo flusso di pensiero non aveva mai cambiato espressione, mi voltai su un fianco, decisi di dormire, non sentivo su di me alcun gravame di responsabilità per quanto accadeva nel mondo… chissà, mi assalì una flebile voglia di fare qualcosa, oggi però sono in ferie, mi addormentai.

 

Federico Fornari

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Foto di copertina: Pixabay usato con la licenza CC0.

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