Geotermia, la sconosciuta fra le energie rinnovabili

Parlare di energie rinnovabili oggi, complice anche il progresso tecnologico, non significa più affrontare il discorso dai soli punti di vista etico e ambientale. Sempre più spesso ormai ci si rende conto della vantaggiosità, anche economica, che deriva dall’utilizzo di fonti energetiche alternative.

Le fonti energetiche tradizionali, infatti, ovvero quelle legate allo sfruttamento dei combustibili fossili, oltre ad avere un forte impatto ambientale, vanno anche incontro a un inesorabile esaurimento, in quanto necessitano di tempi di rigenerazione estremamente lunghi.  Proprio per questo motivo, soprattutto negli ultimi anni, si è fatta impellente la necessità di trovare validi sistemi per trarre energia sfruttando fonti che non incidano fortemente sul potenziale ecosistemico del Pianeta e che allo stesso tempo garantiscano facilità di approvvigionamento.

Una di queste risorse è l’energia geotermica che, nonostante le enormi potenzialità in vaste aree del territorio italiano, soprattutto in regioni come la Toscana, il Lazio, la Campania e la Sicilia (anche se potenzialmente sfruttabile ovunque), non è ancora sfruttata abbastanza. Effettivamente l’Italia è un Paese ricco di manifestazioni termali, molte delle quali note fin dall’antichità, che costituiscono una risorsa di rilevante interesse economico. Esse sono l’espressione superficiale della presenza, in profondità, di un riscaldamento anomalo delle rocce dovuto alla particolare storia geologica dell’Italia. L’energia geotermica è appunto quella forma di energia che viene prodotta sfruttando il calore presente nel sottosuolo e che può quindi essere utilizzato sia in modo diretto che indiretto.

Tra i più comuni usi diretti delle risorse geotermiche, un settore in forte espansione, è quello relativo alle pompe di calore che consentono di impiegare il calore contenuto nel terreno, o nelle acque, per il riscaldamento, la climatizzazione e la produzione di acqua calda sanitaria. Altri comuni usi diretti sono quelli degli stabilimenti termali, il riscaldamento di serre e nell’ittiocoltura. Gli usi diretti, in genere, riguardano le risorse geotermiche di più bassa temperatura (fino a 80-90°C). Tra gli usi indiretti delle risorse geotermiche il più importante – e il più vantaggioso economicamente – è la produzione di energia elettrica che però richiede temperature più alte (oltre 100°C) e comporta sicuramente maggiori spese per la costruzione di impianti di produzione di energia.

Da questo punto di vista l’Italia, primo Paese al mondo, ha trovato il modo di sfruttare il calore del sottosuolo per produrre elettricità.

Il primo esperimento finalizzato alla produzione di energia elettrica da fonti geotermiche, infatti, si tenne nei pressi di Larderello, in Toscana, nel lontano 1904. Da allora, tuttavia, la potenza geotermica istallata non è cresciuta come era auspicabile, tanto è vero che soltanto la regione Toscana vanta una produzione di energia geo-termoelettrica, con il 25% del totale dell’energia prodotta.

Negli ultimi anni però, l’Italia sta sperimentando una fase di rinnovato interesse verso la geotermia, favorita dall’avanzamento tecnologico e incoraggiato dalla crescita della domanda di energia e dal bisogno di ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera. Ciò fa ben sperare in uno sfruttamento sempre maggiore della geotermia che magari porti l’Italia a livelli di applicazione simili a quelli di molti altri paesi europei, in cui questo tipo di energia è già ampiamente utilizzato, pur non possedendo il nostro potenziale naturale.

 

In copertina: foto “Excelsior Geyser Crater: Yellowstone National Park – 2014” di Kyla Duhamel, da Flickr. Utilizzo con la licenza CC https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/

A centro pagina: foto “Terme di Saturnia” di Jarle Refsnes, da Flickr. Utilizzo con la licenza CC https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/

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