Indigestione da cinepanettone

…E quel sapore antico di commedia all’italiana.

Natale 2016: insuccesso al botteghino per i cinepanettoni.
Aria di cambiamento nei gusti del pubblico? Forse si, forse no.
Ma i fasti della commedia all’italiana sembrano sempre più un vago ricordo.
Cinepanettoni 2016: la guerra al box office.

Anche se le festività natalizie sono terminate da nemmeno un paio di settimane, il loro strascico è visibile: nei supermercati si trovano panettoni così come al cinema si possono ancora trovare alcuni dei cinepanettoni usciti nel periodo natalizio, gloriosi superstiti sul campo di battaglia del Natale 2016, mai come questa volta ricchissimo di combattenti agguerriti. La cena di Natale è stato il primo a scendere in campo con largo anticipo (il 24 di novembre) consapevole di non avere molte possibilità di vittoria con i veterani Boldi, De Sica e Neri Parenti. Nel complesso, anche quest’anno, a conferma del trend registrato nelle ultime annate, ci troviamo davanti a un calo degli incassi e, da ogni parte si è gridato al flop (dei film di natale).

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Insomma pare che sul web tutti diano il triste annuncio della morte del caro cinepanettone ma in realtà queste notizie vanno prese con le pinze: infatti se si guarda la classifica stilata da mymovies.it  dei risultati al box office nel giorno di Natale (considerato insieme al 26 dicembre uno dei giorni di maggior affluenza), si può vedere che tra le prime cinque posizioni compaiono ben 2 cinepanettoni sul podio, Natale a Londra di Neri Parenti e Poveri ma ricchi, la commedia diretta da Fausto Brizzi e interpretata da Christian De Sica, da sempre garanzia di un forte richiamo di un pubblico fidelizzato.

 

  1. Poveri ma ricchi: Euro 1.019.210
  2. Oceania: Euro 831.316
  3. Natale a Londra – Dio salvi la Regina: Euro 772.850
  4. Rogue One: A Star Wars Story: Euro 603.745
  5. Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali: Euro 502.241

 

E pensare che poco meno di sessant’anni fa, all’epoca del boom economico gli italiani andavano in massa al cinema a vedere tutt’altro tipo di film, basta buttare un occhio alla classifica delle pellicole di maggior successo nella stagione 1959/60:

 

  1. La dolce vita di Federico Fellini
  2. A qualcuno piace caldo  di Billy Wilder
  3. La grande guerra di Mario Monicelli
  4. Intrigo internazionale di Alfred Hitchcock
  5. Il mondo di notte di Luigi Vanzi

fonte http://chartitalia.blogspot.it/

 

Oggi La dolce vita è considerato, a ragione, uno dei maggiori capolavori del cinema non solo italiano ma internazionale, è oggetto di studio accademico, ed è a tutti gli effetti percepito come film d’autore, nozione che nella sua versione più semplicistica la vulgata traduce in film noioso ed elitario; forse per questi motivi oggi molti stentano a credere che un film del genere, all’epoca in cui ancora non era investito nemmeno di quell’aura sacrale che gli è stata conferita a posteriori, potesse riscuotere un successo così popolare, come testimonia anche la scena del film di Pietro Germi, dove si mostra una sala gremita di gente, parliamo di Divorzio all’Italiana

La parola alla stampa.

Tornando all’analisi degli incassi, pur registrando una generale flessione rispetto agli anni precedenti, alcune commedie di Natale riescono tuttavia ad emergere. Poveri ma ricchi, pur non brillando per originalità, mostra comunque un tentativo di innovazione del “genere”(anche se si tratta magari di piccoli escamotage quali l’eliminazione del riferimento al Natale nel titolo, o l’affidarsi a caratteristi di una certa esperienza, e a una sceneggiatura più solida tratta da una pièce francese).

La stampa ha sottolineato due problemi fondamentali: la forte concorrenza dei blockbuster americani in particolare dello spin off della saga di Star Wars, Rogue One, ma soprattutto un’offerta eccessiva, anzi indigesta, di cinepanettoni sostanzialmente tutti molto simili, quasi clonati, ormai sempre più ripetitivi e scontati.

 

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Non sappiamo tutto ciò dove porterà: a mio avviso non molto lontano da dove siamo oggi, ci saranno delle piccole modifiche per rinnovare l’interesse del pubblico ma, molto probabilmente, in Italia si continuerà, anno dopo anno, a produrre cinepanettoni, perché sostanzialmente continuano ancora a funzionare. Non avranno fatto e non faranno gli incassi stratosferici sperati o di un tempo, ma pur sempre di cifre importanti si tratta.
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Non solo la stampa ma anche gli addetti ai lavori riflettono sui destini del cinepanettone: Enrico Vanzina, sceneggiatore e produttore dei film diretti dal fratello Carlo Vanzina, ha rilasciato un’interessante intervista:

 

È un crollo generalizzato del cinema. E i motivi sono tanti. Primo: i film italiani sono troppo uguali gli uni agli altri, con gli stessi attori rigirati come nel gioco delle tre carte. Secondo problema: i giovani. Guardano gli smartphone, non il cinema.


Il punto di vista di E-go Times.

Ma, in definitiva, perché i cinepanettoni nel nostro recentissimo passato e in parte ancora oggi, hanno successo come lo avevano le commedie all’italiana degli anni 60’? E poi, in virtù di questi segnali in negativo non è auspicabile un rinnovo, tramite una riscoperta delle commedie all’italiana?

Lo stile della commedia di costume che ha fatto grande in tutto il mondo il nostro cinema, sapeva coniugare divertimento e riflessione, satira graffiante senza volgarità e nudità gratuite. Questi prodotti invece in che direzione vanno?

Il fenomeno è complesso e dare una risposta non è semplice.
Azzardo una teoria: nella visione dei film di natale subentra, come in molti film dagli schemi narrativi tradizionali, un doppio livello di identificazione; il target di riferimento sembrerebbe prevalentemente maschile, ciò è evidente dall’uso che si fa del corpo femminile, dei ruoli spesso stereotipati e poco sfaccettati destinati alle attrici; i protagonisti maschili interpretati da Boldi o De Sica sono il più delle volte dei ricconi che si possono permettere vacanze da sogno e hanno scappatelle con belle donne.

La coppia Massimo Boldi – Christian De Sica in un frame del film Vacanze di natale ’91

I meccanismi del film instillano nello spettatore medio il desiderio di possedere lo stesso stile di vita, apparentemente favoloso, dei personaggi sullo schermo, e qui avviene il primo livello di identificazione: lo spettatore  soddisfa, seppur in forma puramente vicaria, questo desiderio. Quando, poi, nella seconda parte del film, il personaggio si ritrova in una girandola di equivoci e situazione comico-demenziali (come quella tipica di dover tener nascosta la scappatella alla moglie) si entra nel regno del divertissement senza riflessione, e il pubblico non si identifica più nel personaggio ma ride di lui.

Si potrebbe dire che qui l’identificazione funziona per contrasto, per allontanamento: lo spettatore vede sullo schermo qualcuno che è palesemente peggio di lui e si sente forte della sua superiorità rispetto al personaggio che appare come uno sciocco sprovveduto, come un fesso. Ma la risata che può provocare la vista delle loro disavventure, e quindi la scrittura che vi è alla base, non attiva nessun livello di riflessione ulteriore.

Al contrario invece, nella grande commedia all’italiana, quella del passato in particolare, le situazioni aderiscono ad un registro comico-grottesco che non esaurisce tutto in puro divertimento spettacolarizzato. Le risate che provoca hanno spesso un retrogusto amaro.

Nei migliori esempi del “genere” le virtù, ma soprattutto i vizi degli italiani sono rappresentati in modo impietoso, ed è per questo che la distanza che la comicità superficiale dei cinepanettoni porta con sé non può sussistere qui.

Il pubblico ride di se stesso non di qualcuno che avverte come altro da sé.

C’è da chiedersi se gli spettatori ne fossero consapevoli, ma al di là di questo la commedia di costume offriva comunque qualcosa in più di un paio di ore di distrazione.

Alberto Sordi, volto per eccellenza della commedia all’italiana, nel film Il boom (1963)


Ecco toccato il cuore del problema: la gente vuole spegnere il cervello e non pensare. Sulle pagine social dei cinepanettoni si possono leggere numerosi commenti di persone entusiaste di questi film, su twitter qualcuno posta una foto dei biglietti del cinema scrivendo “ciao ciao algidi intellettuali”.

Un desiderio di rivalsa contro i critici che vengono visti come persone che stanno lì per guastare la festa: perché questi sedicenti critici, che citano Antonioni e Fellini, devono farci sentire degli stupidi ignoranti quando invece possiamo risolvere il tutto con una sana e ricca risata, vedendo il nostro ego rinvigorito moralmente dalla mediocrità dei personaggi delle commediole natalizie?

E se lo dice anche Vittorio Gassman nel Sorpasso (1962), capolavoro di Dino Risi, allora sarà vero che il carattere culturale degli italiani non è mai sostanzialmente mutato?

Io non voglio credere sia propriamente così.
Tutto cambia, in peggio o in meglio ma cambia. (Per quanto Sciascia e con lui Petri in Todo Modo… ma questa è un’altra storia).
Dicevo, il cinema italiano è anche pieno di bei film: La prima cosa bella di Paolo Virzì è un ottimo esempio della volontà di ricalcare (bene) gli stilemi della buona vecchia commedia.
Ma la strada verso una maggiore visibilità di nuovi film che non hanno dimenticato ma al contrario hanno saputo fare tesoro della nostra migliore tradizione, ecco, all’interno del mercato, temo sia ancora lunga.

 

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