Intervista al cantante Marco Conte: “è importante arrivare ai giovani, ai ragazzi…”

Vive di musica, scrive e canta per trasmette emozioni, questo è Marco Conte.

La sua più intima relazione è iniziata sin da piccolo, una relazione con la musica, che lo ha sostenuto, plagiato e trasformato a sua immagine e somiglianza.

Siamo molto felici di aver fatto due chiacchiere con Marco Conte, questo è quello che ci ha raccontato.

Ciao Marco Conte, parlarci di te!

Ciao! Grazie della vostra attenzione. Sono Marco Conte, ho quasi 31 anni e sono un cantautore. Scrivo canzoni, mi occupo del songwriting dalla ideazione del pezzo al suo lancio sulle piattaforme. È il mio vizio, il mio sport e la mia passione.
Sono una persona continuamente in cerca del proprio percorso, del prossimo stimolo, di una nuova sfida. Per questo amo tanto la musica, ti sorprende in modi inusitati all’interno di ogni nuovo progetto inedito.

Quando è come è nata la tua passione per la musica?

Quando ero piccolo ho scoperto la musica (sia l’ascolto, sia la danza) come sfogo e rifugio rispetto a quello che provavo. Negli anni successivi si è concretizzata sempre di più la passione per la scrittura, musa, consolatrice e medicina per molte ferite, nonchè medium per grandi e piccole gioie che ogni giorno voglio raccontare e condividere.

A che età la tua prima esibizione? Che emozioni hai provato?

Se si eccettuano le magistrali performance alla scuola materna o alla recita di fine anno, il mio primo vero e proprio palco l’ho calcato tardi, a 25 anni. L’adrenalina era più forte dell’ansia da prestazione e ricordo che io e la mia band di allora (i The Fhackers) ci siamo divertiti e abbiamo spaccato un sacco! Da lì smettere è stato impossibile.

Cosa vuoi trasmettere attraverso la tua musica? A che pubblico ti rivolgi?

Posto che le mie canzoni inizialmente nascono sempre rivolte a un preciso destinatario, sono dedicate ad una persona a me amica e “speciale”. Per me è poi importante arrivare ai giovani, ai ragazzi, perchè hanno ancora cuori limpidi, parole sincere e cuori trasparenti per parlare di vita.

Quale è la tua musa ispiratrice?

È la musica. Paradossalmente fare musica è intrattenere una relazione, una relazione con la musica. Lei ti ispira, ti conforta, ti accompagna, ti interroga, ti sostiene e problematizza le tue scelte. È una storia d’amore, di amicizia e di fraternità con lei.

Descrivi in tre parole cosa rappresenta per te la musica.

Sfida. Nudità. Alienazione. Quando fai musica non sei te stesso, o forse sei pienamente e profondamente in contatto con te stesso, come altrimenti non lo sei mai. La musica ti fa fare passi in avanti artistici ed umani in ogni occasione, ti apre relazioni, ti fa stringere amicizie, ti fa scoprire la risposta a delle domande che ti portavi dentro, e ti fa scaturire dentro domande che non pensavi di poter sopportare. Chi crede dice a ragione che la musica ti avvicina a Dio, ti mette in contatto con l’ultraterreno.

Hai progetti futuri? Puoi parlarcene?

A 30 anni sento un grande bisogno di crescere: nelle relazioni, nella mia umanità, nel mio approfondire e poi superare me stesso. Ho bisogno di canzoni sempre più mature e sempre più compiute per scoprirmi e poi raccontarmi. Ho bisogno di imparare da zero, di rimettermi in discussione. L’autunno vedrà la release di singoli e di featuring l’uno diverso dall’altro, mi vedrà impegnato in progetti autoriali e di management nuovi con artisti nuovi. Il tutto sarà raccontato e documentato sui miei social perciò continuiamo a parlarne lì!

Francesco Evangelisti

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Leggi anche la mia ultima intervista al cantante Alberto D’Onofrio.

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