Murrina Vasa: preziosi oggetti da collezione nell’Antica Roma

Architetto, grande esperto e appassionato di marmi colorati antichi e di glittica, Dario Del Bufalo ha da poco dato alle stampe il suo nuovo volume Murrina Vasa, dedicato allo studio dei vasi murrini.

La pubblicazione segna indubbiamente un clamoroso punto di svolta per la ricerca scientifica in ambito archeologico.

Del Bufalo ripercorre, attraverso uno studio analitico e filologico di tutte le fonti antiche, la storia della murrina, dalla sua comparsa in Occidente in età ellenistica, fino a nostri giorni. Lo fa proponendo una nuova tesi, che rappresenta una “pietra tombale” come lui stesso ama definirla, sulla millenaria discussione relativa a questa specifica materia.

La teoria sostenuta dall’autore non si basa esclusivamente sullo studio delle fonti, bensì anche su quello dei toponimi, della linguistica, delle rilevanze archeologiche nonché chimiche. Alcuni anni prima Raniero Gnoli, attraverso un articolato studio linguistico, arrivò a stabilire che l’aggettivo latino murrinus definiva il materiale utilizzato per fabbricare i sigilli, da sempre realizzati in agata. Il termine “murrina” infatti rimanda ad una precisa regione alla foce dell’Indo, dove sin dall’antichità, si hanno testimonianze circa abbondanti scoperte di questa misteriosa pietra dura.

Sull’argomento comunque le fonti sono oggettivamente lacunose e contraddittorie. Fra gli storici antichi che se ne sono occupati compare anche Plinio il Vecchio che, nella sua Naturalis Historia, parla della murrina come materiale proveniente dall’Oriente; numerosi esemplari degni di nota sarebbero stati rinvenuti nella provincia di Kerman, in Iran, corrispondente all’antica Carmania. Lavorata, la pietra assumeva un aspetto lucido ma non brillante, con chiazze tondeggianti a zone purpuree e lattee, e passaggi in cui le due tinte si fondevano, dando ogni volta sfumature diverse a seconda del prevalere dell’una o dell’altra.

Lo stesso storico latino riferisce anche di un particolare profumo emanato dal vino caldo versato in coppe murrine. Questo aroma in realtà deriverebbe dallo sciogliersi del caramello di miele, sostanza con la quale i vasi venivano tinti.

Dopo Plinio, nel corso dei secoli, molti altri studiosi sono intervenuti aggiungendo talvolta informazioni utili alla ricerca, altre volte invece accrescendo il mistero e gli aneddoti che da secoli aleggiano attorno alla materia. L’ultimo ad occuparsene in ordine di tempo fu il già citato Prof. Gnoli, maestro di Dario Del Bufalo, nel suo volume Marmora Romana del 1988. Gnoli, proprio in quell’occasione, arrivò ad una straordinaria intuizione sulla vera origine della murrina.

Il Professore si ripromise di sviluppare la sua nuova teoria in maniera più esaustiva negli anni successivi, ma non lo fece, passando di fatto il testimone all’allievo. Lo studio fu quindi portato a termine da Dario Del Bufalo, al quale peraltro il maestro dedica una sentita prefazione all’inizio del volume, condividendone appieno le conclusioni.

La moda di collezionare murrine esplose a Roma nel I secolo a.C. quando, a seguito delle conquiste in Oriente, nella capitale arrivarono i primi esemplari di coppe provenienti dai tesori di Mitridate e dei Tolomei. Immediatamente questi oggetti divennero uno status symbol per i personaggi di alto lignaggio. Imperatori come Nerone arrivarono a spendere cifre astronomiche (addirittura fino a 1.000.000 di sesterzi) per un singolo esemplare.

Oltre a Plinio un’altra citazione antica (datata I secolo a.C.), che accenna però solo al procedimento tecnico con il quale gli oggetti murrini venivano realizzati, è di Properzio che ci racconta di “coppe murrine cotte nei fuochi parti”. Particolare questo di fondamentale importanza, che aggiunge un ulteriore tassello a sostegno della tesi sposata dall’autore di Murrina Vasa.

Dal III secolo d.C. in poi, le opinioni sull’identificazione di questo materiale furono le più svariate, fino ad arrivare al XVIII – XIX secolo, dove la confusione fu pressoché totale. I vasi murrini venivano di volta in volta identificati o in onice, o in agata, oppure in mirra o porcellana, se non addirittura confusi con il vetro.

È soprattutto coniugando le testimonianze di storici del calibro di Plinio e di Properzio che l’Arch. Del Bufalo riesce ad orientarsi fra fiumi di inchiostro versati sull’argomento durante tutti questi secoli.

Partendo dal presupposto che l’agata, per tutta una serie di requisiti, poteva corrispondere al materiale con cui i vasi murrini venivano realizzati, mancava ancora una tessera per completare l’elaborato mosaico dell’indagine di Del Bufalo. Plinio, come ricordato in precedenza, ci dice molto chiaramente che il colore dei vasi murrini era composto dal porpora e dal bianco e da infinite sfumature fra i due colori. Laddove l’agata, al suo stato di estrazione, presenta un colore bianco-grigiastro.

Utilizzando antiche fonti indiane, il Prof. Gnoli giunse a supporre che la murrina potesse essere in realtà agata sottoposta a speciali procedimenti di cottura, dando così rilievo anche alle testimonianze di Plinio e Properzio.

Dario Del Bufalo, a questo punto, riprende l’iniziale intuizione del maestro sviluppandola ulteriormente. Stando alle sue deduzioni finali la murrina dunque altro non è se non agata fasciata, che veniva cotta anche più volte a bassa temperatura (attorno ai 90°), con un lento e accurato processo che durava, ininterrottamente, per sette giorni e sette notti. L’operazione avveniva in contenitori di terracotta con l’aggiunta di miele e resine. L’uso di entrambi i materiali in questa delicata fase, determinava il cosiddetto fenomeno di “murrinizzazione”, cioè il conferimento alla materia grezza delle caratteristiche variegature cromatiche citate da Plinio.

Terminata la difficile fase di cottura, l’agata fasciata acquisiva durezza e fragilità, note caratteristiche peculiari dei vasi murrini. Dall’India i manufatti semilavorati erano inviati verso l’area del Mediterraneo dove, secondo la complessa tradizione glittica, venivano incisi fino a ricavarne oggetti estremamente raffinati. Dal mondo ellenistico, dopo le conquiste romane, i vasi murrini giunsero infine a Roma, dove divennero oggetti molto ambiti dalle élites, che li consideravano molto più pregiati sia dell’oro che di molte pietre preziose intagliate.

Tra i più bei vasi murrini arrivati fino ai giorni nostri, l’esemplare certamente più sorprendente, è la celebre Coppa Farnese, custodita da tempo al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

L’oggetto, di inestimabile valore, vanta una storia a dir poco leggendaria.

Inizialmente la preziosa Coppa (datata fra il III e il I secolo a.C.) faceva parte del famoso Tesoro egiziano dei Tolomei. Questo lo si evince chiaramente dalla complessa iconografia, realizzata con la tecnica del cammeo, sul fondo della tazza, mentre sul retro è raffigurata una medusa apotropaica.

La bellissima regina Cleopatra fu l’ultima proprietaria egizia. Dopo la sua sconfitta nello scontro con Ottaviano Augusto, il prezioso vaso giunse a Roma andando così ad arricchire la collezione privata del celebre condottiero, poi nominato primo imperatore romano.

In seguito Nerone lo acquistò per inserirlo, come punta di diamante, nella sua raccolta personale.

Dopo la divisione dell’Impero, la Coppa finì a Costantinopoli. Da questo momento in poi, il prezioso vaso passò tra le mani di molti famosi (ma soprattutto facoltosi) collezionisti, in un incredibile susseguirsi di apparizioni e scomparse, oscillanti tra Oriente e Occidente.

In età rinascimentale la magnifica Coppa ritornò in Italia, finendo dopo alcuni passaggi, nella collezione di Lorenzo de’ Medici. Successivamente fu acquisita e custodita per lungo tempo dalla Famiglia Farnese (da qui l’origine del nome che ancora la identifica), giungendo intatta fino ai giorni nostri. O meglio fino al 1925, quando un custode del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, in seguito a un diverbio con il Direttore, incredibilmente la ruppe in 12 pezzi. Oggi perfettamente restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, è di nuovo visibile in tutto il suo splendore, questa volta però, protetta da una teca in vetro antiproiettile.

Il meticoloso lavoro dell’autore comunque, non si concentra esclusivamente sulla Coppa Farnese. Il volume del noto studioso rappresenta di fatto il primo grande trattato sui vasi murrini, nonché un autentico censimento di tali oggetti presenti nei musei di tutto il mondo. Ogni reperto è accuratamente corredato sia da immagini a colori, che da un’ampia scheda, che ne ripercorre la storia e ne ricompone in dettaglio la bibliografia ad oggi conosciuta.

Un’altra importante parte del testo è invece riservata all’analisi di tutti i passaggi del complesso processo di realizzazione di queste autentiche opere d’arte.

Con Murrina Vasa Dario Del Bufalo, in un certo senso, appone la parola fine alla secolare discussione riguardo la misteriosa origine di questi preziosi vasi. L’appassionante tesi conclusiva ci svela dettagliatamente perché questi oggetti affascinarono così tanto, nel corso dei secoli, sovrani, nobili e collezionisti, pronti a compiere autentiche follie per assicurarsi anche un solo esemplare.

Marco Sartini

 

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• Murrina Vasa – A Luxury of Imperial Rome

di Dario Del Bufalo

L’Erma di Bretschneider, Roma 2016

 

(Edizione in inglese con testi in italiano, 210 pp., 70 ill. b/n, e 350 ill. col., cm 28)

ISBN CARTACEO: 978-88-913-0997-6

ISBN DIGITALE:   978-88-913-1000-2

 

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Photo credits: Dario Del Bufalo

24 pensieri riguardo “Murrina Vasa: preziosi oggetti da collezione nell’Antica Roma

  • 30 aprile 2017 in 23:06
    Permalink

    Presentazione efficace e stimolante che introduce una materia affascinante e misteriosa senza appesantire un argomento inusuale, ma raffinatamente ricercato e lo rende comprensibile anche ai non addetti ai lavori.

    Risposta
    • 1 maggio 2017 in 16:07
      Permalink

      Gentile Francesco,
      la ringrazio vivamente. L’obiettivo dell’articolo è proprio quello che ha perfettamente individuato: affrontare un tema complesso rendendolo fruibile anche ai non addetti ai lavori.
      Cordialmente,

      Marco Sartini

      Risposta
  • 30 aprile 2017 in 23:10
    Permalink

    Molto interessante. Il fascino del passato con i suoi piccoli e grandi misteri e curiosità. Grazie Marco Sartini.

    Risposta
    • 1 maggio 2017 in 16:09
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      Gentile Edi,
      la ringrazio di cuore. Ogni parola è stata soppesata attentamente per dare il giusto tributo a questo straordinario patrimonio artistico.
      Cordialmente,
      Marco Sartini

      Risposta
  • 1 maggio 2017 in 8:57
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    Un approfondimento molto puntuale e interessantissimo. Grazie per la segnalazione del libro.

    Risposta
    • 1 maggio 2017 in 16:13
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      Gentile Andrea,
      la ringrazio per il suo commento. Le assicuro che, indipendentemente dal mio articolo, la lettura del volume è profondamente consigliata.
      Cordiali Saluti,

      Marco Sartini

      Risposta
  • 1 maggio 2017 in 8:57
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    Fascinante. É como se uma parte importante da história do nosso mundo pudesse ser contada através desses vasi murrini.

    Risposta
    • 1 maggio 2017 in 16:15
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      Gentile Fernando,
      come vede il mondo antico non smette mai di riservarci grandi sorprese. La ringrazio vivamente per il commento.
      Cordialmente,

      Marco Sartini

      Risposta
  • 1 maggio 2017 in 9:16
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    Interessanti e preziose le parole di questo articolo, come i vasi e la storia che descrivono

    Risposta
    • 1 maggio 2017 in 16:17
      Permalink

      Gentile Marta,
      le parole non potevano che essere ‘preziose’, considerati gli straordinari oggetti a cui si riferivano.
      Ringrazio vivamente.
      Cordiali Saluti,

      Marco Sartini

      Risposta
  • 1 maggio 2017 in 13:09
    Permalink

    Presentazione efficace e stimolante che introduce una materia affascinante e misteriosa, senza appesantire un argomento di per sé inusuale, ma raffinatamente ricercato, rendendolo comprensibile anche ai non addetti ai lavori.

    Risposta
  • 1 maggio 2017 in 14:41
    Permalink

    Complimenti articolo molto interessante

    Risposta
    • 1 maggio 2017 in 16:18
      Permalink

      Gentile Agnese,
      la ringrazio di cuore.
      Cordialmente,

      Marco Sartini

      Risposta
  • 1 maggio 2017 in 16:32
    Permalink

    Artículo muy interesante sobre una tecnica tan antigua. Felicitaciones!

    Risposta
    • 1 maggio 2017 in 19:31
      Permalink

      Caro Sebastian,

      molte grazie, un commento positivo da parte tua è sempre un piacere.

      Cordialmente,

      Marco Sartini

      Risposta
  • 1 maggio 2017 in 20:58
    Permalink

    Congratulazioni!
    Un’analisi precisa e dettagliata su un argomento alquanto insolito e poco studiato anche per gli addetti ai lavori.
    Non mancherò di procurarmi il volume.

    Edson

    Risposta
    • 2 maggio 2017 in 5:36
      Permalink

      Caro Edson,
      mi rende molto felice che l’articolo ti sia piaciuto. Sono certo che il volume non deluderà le tue aspettative.
      Cordialmente,

      Marco Sartini

      Risposta
  • 1 maggio 2017 in 21:00
    Permalink

    Di grande originalità la nuova fatica di Dario Del Bufalo, commentato e sintetizzato in modo egregio ed efficace da Marco Sartini: l’argomento è affascinante ma ha bisogno di essere divulgato in modo intrigante e allo stesso tempo corretto!

    Risposta
    • 2 maggio 2017 in 5:49
      Permalink

      Gentile Dott.ssa Ungaro,

      condivido appieno la sua considerazione. Dario Del Bufalo ci ha introdotto in un mondo ancora quasi inesplorato, quello dello studio dei Vasi Murrini, con un volume di grande prestigio e scientificità.
      Mi lusinga molto che l’articolo le si piaciuto, e soprattutto che abbia destato interesse senza sembrare un esercizio di stile antiquario, era questa l’intenzione e vedo con piacere che l’ha colta perfettamente.

      Cordiali Saluti,

      Marco Sartini

      Risposta
  • 1 maggio 2017 in 21:03
    Permalink

    Materia affascinante e studio originale! Il commento ci permette di entrare nell’intricata storia dei murrina vasa suscitando interesse e sintetizzando in modo gradevole ed efficace un percorso di ricerca che altrimenti potrebbe apparire solo come un dotto esercizio antiquario. Così non è: grazie all’autore e grazie a chi lo ha recensito!

    Risposta
  • 3 maggio 2017 in 22:43
    Permalink

    Ho letto con interesse la recensione di Marco Sartini sulla pubblicazione di Dario Del Bufalo “Murrina Vasa”: condivido i commenti degli altri lettori, è scritta con attenzione e competenza e, nello stesso tempo, con la chiarezza necessaria per l’ampia divulgazione del testo, originale ma “di nicchia”.
    E ora.. è da leggere il testo!

    Risposta
    • 5 maggio 2017 in 18:24
      Permalink

      Gentile Dott.ssa Del Moro,

      con grande piacere leggo il suo commento. Sono veramente felice che la lettura possa risultare interessante sia a persone addette ai lavori, come lei, sia a persone meno addentro al mondo archeologico e antiquario.
      La ringrazio cordialmente,

      Marco Sartini

      Risposta
  • 19 maggio 2017 in 12:10
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    Grazie a Marco Sartini per l’interessante articolo e a tutte le altre persone che si sono impegnate allo studio conoscenza e divulgazione di notizie su questo affascinante “tesoro”, non mi resta che acquistare il libro..

    Risposta
    • 19 maggio 2017 in 14:32
      Permalink

      Gentile Alessandro,
      è con grande piacere che leggo i suoi apprezzamenti. Si tratta infatti di un vero “tesoro” ancora troppo poco conosciuto. Non mi resta che augurarle buona lettura!
      Cordialmente,

      Marco Sartini

      Risposta

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