Nerasmus

Era il 14 Luglio 1789 quando la Bastiglia cedette ai rivoluzionari e fu l’inizio della rivoluzione.

Era il 14 luglio 2014 che giunsi al mare per la prima volta nel viaggio verso l’Europa.

La luce che rifrangeva dalla luna si irradiava sul volto opaco di una ragazza che avrebbe potuto avere la mia età o forse più. I suoi occhi erano opale che, come musica, rimbalzava nel cuore e pulsava di vita.

Qualche anno prima giocavo con gli altri ragazzi del villaggio a far saltare i sassi sul fiume. Una volta abbiamo anche visto, poco lontano dalla riva, il coccodrillo che aveva sbranato mio cugino.

I più piccoli piansero, altri andarono a chiamare gli anziani mentre io e i più coraggiosi lo affrontammo con lo sguardo.

A pensarci bene non era poi così grosso, ma faceva molto paura quando penetrava l’acqua e si inabissava laddove lo sguardo si perdeva.

Su quel gommone eravamo in tanti, affastellati come baionette in una cassa, neri come polvere da sparo. Qualcuno sputava in mare, di tanto in tanto, tanta era  la saliva accumulatasi in bocca per la sete. Ognuno di noi aveva una bottiglietta di acqua, ma una volta vuota, ci ripisciava dentro per non restare a bocca asciutta.

Anche io ho fatto così come gli altri e mi ricordo quando, prima di partire, osservavo i miei genitori preparare le valigie. Velocemente raccattavano vestiti e tutti i soldi che avevamo, poi mi presero per mano e non riuscii a salutare la nostra capretta dinnanzi casa, che mi trovai su un bus che correva come il tempo non aveva mai fatto da quelle parti.

Piangevo e la sabbia della strada mi si attaccava agli occhi. Li stropicciavo un po’.

Non potevo credere che la terra si attaccasse agli occhi, non ci potevo credere!

E ora, in mezzo al Mediterraneo, in direzione contraria ai ricordi di ogni tempo, nella più totale solitudine, avrei voluto un po’ di terra su cui piangere.

Ma non temevo di perdermi, almeno. Lei era lì a tenermi in equilibrio con il mio baricentro, a credere nel cambiamento, a essere nel viaggio un essere umano capace di restare a galla se c’era il sole e immergersi qualora fosse arrivata la tempesta.

Quella notte, in mezzo al mare, non ci fu tempesta. Ma il blisci ci fu davvero.

Gli anziani ci avevano raccontato di lui. Era come una presenza. Si manifestava di notte e nessuno era riuscito ad afferrarlo. Il più anziano del villaggio, l’uomo riconosciuto come il più buono e più saggio, una volta lo aveva avvistato nel deserto quando ancora nessun uomo aveva varcato le frontiere del proprio Paese.

Era una luce rossa che rimbalzava da una duna all’altra. Il mistero che ci ancorava alle nostre famiglie quando scendeva la sera, questo era il blisci.

E io non l’avevo mai visto.  Forse mi era sgattaiolato tra le mani quando ero bambino, chissà.

Ma so per certo che quella notte, perso nei pensieri più scuri, lo spettacolo ci fu davvero quando tra le mani apparve la luce bianca della Guardia Costiera.

Avevano già afferrato la ragazza seduta accanto a me.

Tirato via l’uomo con le gambe fratturate che si era lamentato nella notte.

Io, lei, non la rividi più.

 

Veronica Pacifico

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Foto copertina: http://www.foto-gratis.org/

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