Ritorno a Mitrovica: una città con un ponte che dovrebbe unire e che stranamente divide

Mitrovica, come Mostar, fa riecheggiare l’orrore della guerra. Questo è un viaggio nella città postbellica del Kosovo da Sud a Nord.

-Mi scusi, posso attraversare il ponte? – chiedo ai carabinieri italiani che vigilano il ponte.

– Tranquillamente – mi risponde uno dei carabiniere.

Eppure se si potesse passare tranquillamente, perché dovrebbero stare lì i carabinieri, con i loro veicoli a bloccare il ponte ai mezzi del traffico, lasciandolo percorrere solo dai pedoni?

Mentre passo il ponte guardo continuamente una statua che punta il dito contro di me… anzi no, punta il dito contro il Kosovo. “Knez Lazar” è un monumento che ha suscitato l’odio tra le comunità viventi nella stessa città, gli Albanesi al Sud e i Serbi al Nord, due comunità nell’odierno Kosovo tra cui ci sono state guerre in passato, ma difficilmente ci sarà una riconciliazione…

Capire il problema di Mitrovica certamente non è un impresa facile, anzi, ma provare a spiegare ciò che si sa al riguardo lo sento come un dovere.
Ever tried, ever failed, no matter, try again, fail again, fail better

Il Kosovo rappresenta la culla del nazionalismo serbo, in quanto lì fu persa la famosa battaglia del Kosovo contro l’Impero Ottomano nel lontano 1338. Invece per gli Albanesi che lo abitano da secoli, il Kosovo non è altro che una terra occupata dai Serbi, una condizione “ufficializzata” nel 1913, quando questo territorio divenne una colonia del Regno di Serbia, che cercò in ogni modo di modificare la composizione etnica nel territorio.

Oltre a due visioni speculari della storia, c’è un fattore che stranamente tiene la città di Mitrovica sempre divisa: Ibar per gli Serbi e Ibër per gli Albanesi, è il fiume che divide questa città, tanto da trasformare il luogo nel punto più caldo dei Balcani.

Retrospettiva

Quando l’Italia fascista occupò l’Albania nel 1939 tentando, senza successo, di penetrare in Grecia, gli Albanesi, non organizzati e con poca esperienza politica, chiesero l’annessione del Kosovo. L’occupazione della Jugoslavia da parte dei nazionalsocialisti tedeschi rese questa cosa possibile e, per la prima volta dopo la caduta dell’Impero Ottomano, gli Albanesi del Kosovo si ritrovarono uniti ai concittadini d’Albania sotto il regime fascista italiano, a eccezione di una città: Mitrovica.

Il Nord della città rimase sotto il dominio tedesco, considerato da Hitler di fondamentale importanza, certamente per via del monte più alto di Kopaonik, Ravni Kopaonika di Pancic, situato nel comune di L’jeposavic (a Nord di Mitrovica), a 2017 metri d’altezza dal mare, punto strategico da cui si può controllare tutto lo spazio aereo del Kosovo, della Serbia e dell’Albania; è, inoltre, il punto dove attualmente la Serbia ha messo in funzione dei radar aerei.

Attualità

Dopo la guerra del Kosovo la città è tornata a far parlare di sé diverse volte ancora e questo ponte è stato al centro dell’attenzione, come quando nel 2019 furono arrestati dalla polizia kosovara dei ricercati clandestini serbi oppure quando, nel gennaio del 2018, fu assassinato un politico serbo, o ancora prima, quando nel 2011 fu ucciso un poliziotto kosovaro che era di guardia al confine tra Kosovo e Serbia.

Dalla guerra del Kosovo in poi, il famoso ponte di Mitrovica non smetterà mai di suscitare problemi.  Una soluzione prospettata per la risuluzione dei conflitti attuali pare sia stata quella di cambiare i confini tra Kosovo e Serbia, ma per i kosovari toccare i confini di Stato oggi comporterebbe un rischio troppo alto per la sua integrità.
Attraversando di nuovo il ponte per tornare al Sud, noto come qualcuno, con grande senso civico, abbia coperto le scritte vandaliche sotto il ponte con dei bei graffiti; noto un disperato tentativo di cercare di unire la città, vero e proprio punto caldo dei Balcani.

Eppure in questa città da tutte e due le parti ho visto solo volti umani, persone normali, che vivono la loro vita. Sprofondo nei miei pensieri… “dove sta realmente il problema di questa citta?” L’unica risposta che mi sono dato finora è che, forse, il problema non è nel suolo ma nel sottosuolo, ovvero tutto ciò che si trova all’interno di Trepca, la miniera famosa sin dai tempi antichi -“Trepca radi Beograd se gradi” “Trepca lavora, Beograd si costruisce”- dicevano gli Albanesi all’epoca della Jugoslavia socialista. Questa miniera, quanto profonda tanto ignota…

Fadlon Mesimi

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Video: dal canale YouTube di Grzegorz Marek

Le proteste a Hong Kong

Leila Tavi

Leila Tavi is a journalist specialized in Russian Politics and Culture and PhD c. in Russian History at the University of Vienna under the supervision of Prof. Andreas Kappeler. She studied Political Science in Vienna and Rome, graduating in History of Eastern Europe at Roma Tre University, with Prof. Francesco Guida and a thesis on travel reports about Saint Petersburg by West Europeans at the beginning of the XIX Century. Previously she obtained a degree in Foreign Languages, with a specialization in German Philology at the University of Rome «La Sapienza». Her new book "East of the Danube" is coming soon.

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