Trainspotting, il libro sulle periferie che non vogliamo vedere

Trainspotting, forse il film l’abbiamo visto tutti, ma è il libro di Irvine Welsh del 1993 che lo ha ispirato ad avere proprio quella pasta di periferia, di vita ai limiti della società. Un racconto frammentato di un gruppo di quattro ragazzi tossicodipendenti nelle zone grigie di Edinburgo degli anno ’80 che fa svegliare il lettore: queste realtà esistono e non si può far finta di niente.

I personaggi.
Mark Renton è un ex studente universitario, sulla carta riflessivo e dotato di buona cultura ma irrimediabilmente sprofondato nel tunnel dell’ eroina tra tentativi di riabilitazione fai-da-te e puntuali ricadute. Simon, detto Sick Boy, è il suo miglior amico, donnaiolo infido e altezzoso quanto brillante che vive nel mito di Sean Connery e che condivide con Rent la passione per la droga.
Spud è il meno sveglio del gruppo, troppo sensibile e privo di carattere, qualità che lo portano sempre a farsi invischiare nei loschi traffici dei propri amici. Infine c’ è Begbie, il più vecchio della compagnia, l’ unico non drogato ma rozzo, alcolizzato e violento che si vanta di essere un duro. Sarete trasportati in un mondo da molti non gradito, che magari con strumenti sbagliati ma si ribella alla società preconfezionata, preparate lo stomaco e andate avanti nella lettura.

Il titolo.
Il titolo del romanzo prende spunto da un episodio in cui Renton e Begbie vengono avvicinati da un barbone, alla stazione ferroviaria, che chiede loro se stiano facendo “ trainspotting “ ovvero se stiano ingannando il tempo guardando i treni che passano in assenza di qualcosa di meglio da fare. E guardare i treni che passano è proprio quello che fa questo gruppo di amici, ma non i treni in senso letterale, bensì il treno della vita che scorre tutti i giorni. Si fanno scivolare addosso emozioni e occasioni.

Lo stile.
La scelta stilistica é particolare, un linguaggio da strada onniscente. Il lettore capisce l’ identità del narratore ancora prima che questo si riveli. Racconti brevi uno dietro l’altro. E così i racconti di Rent sono imperniati di riflessioni, Sick Boy ha la maniacale abitudine di parlare di sé in terza persona, Spud ha un lessico sgrammaticato e Begbie è inconfondibile per la volgarità dei contenuti. Impossibile non fare un viaggio mentale verso un altro libro: “ Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino “, datato 1978. Lì però l’età della protagonista era giovanissima e l’aria decisamente più cupa, rispetto all’ironia di Trinspotting. Forse è proprio dissacrando argomenti pesanti, che si può parlare e informare su la droga, l’ alcool, la disoccupazione giovanile, la difficoltà a relazionarsi con gli altri e anche sull’ AIDS. Tutta questa realtà, tutta questa rabbia piatta del gruppo di ragazzi sgangherati ha dato degli spunti che hanno fatto diventare vincente anche il film.

Trainspotting non si ferma agli anni ’80, le storie di chi “sceglie di non sciegliere” si sono sicuramente evolute per motivi e modalità, ma ci sono ancora a raccontare il disagio in ognuna delle nostre città.

 

Photo: ‘Trainspotting’ Foto di Christiaan Triebert , utilizzo con la licenza di Creative Commons https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode

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