{"id":16946,"date":"2021-04-17T09:26:33","date_gmt":"2021-04-17T07:26:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.egotimes.com\/?p=16946"},"modified":"2021-04-23T09:19:38","modified_gmt":"2021-04-23T07:19:38","slug":"i-campi-di-concentramento-nel-mondo-globalizzato-una-riflessione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.egotimes.com\/it\/i-campi-di-concentramento-nel-mondo-globalizzato-una-riflessione\/","title":{"rendered":"I campi di concentramento nel mondo globalizzato: una riflessione"},"content":{"rendered":"<h2><\/h2>\n<h2>I campi di concentramento non sono soltanto un macabro ricordo legato al genocidio ebreo nel periodo nazista e fascista, ai giorni nostri in tutto il mondo esistono ancora zone detentive per le minoranze religiose, etniche, di genere.<\/h2>\n<p>I campi di concentramento rappresentano ancora oggi un tangibile esempio della violazione dei diritti umani in un mondo tecnologicamente avanzato, in cui la pratica della tortura e della detenzione \u00e8 utilizzata per reprimere dissidenti politici o risolvere in modo brutale il problema dei migranti, o ancora per perseguitare le minoranze religiose o etniche. Le condizioni in cui i detenuti vivono in questi &#8220;moderni&#8221; campi di concentramento\u00a0sono vergognose:\u00a0mancanza\u00a0d&#8217;igiene, violenze, abusi, sovraffollamento.<\/p>\n<h6><strong>IL TRIANGOLO CORNO D\u2019AFRICA-LIBIA-ITALIA<\/strong><\/h6>\n<p>Parlando di centri di detenzione, fortemente connessi sono gli episodi che\u00a0accadono in Libia e in Italia\u00a0riguardo alla gestione dei <strong>flussi migratori<\/strong> costanti che provengono dall\u2019<strong>Africa Sub Sahariana<\/strong>, soprattutto dalla <strong>Somalia<\/strong> e dall\u2019<strong>Eritrea<\/strong>.\u00a0I flussi migratori registrati da questi Paesi sono dovuti a disastri ambientali o a conflitti. Colonne di persone in fuga,\u00a0con la speranza di riuscire ad attraversare il deserto e un rischioso viaggio in mare, per poi raggiungere l\u2019<strong>Italia<\/strong>,\u00a0vista come luogo di passaggio per\u00a0proseguire verso la <strong>Francia<\/strong> o la <strong>Germania<\/strong>, dove iniziare una vita dignitosa insieme ai loro familiari.\u00a0\u00a0I continui sbarchi e, purtroppo, anche naufragi che si registrano lungo le coste del <strong>Mediterraneo<\/strong> sono noti all&#8217;opinione pubblica italiana, ma cosa succede ai migranti prima di arrivare nel nostro Paese e dopo aver poggiato un piede sul nostro territorio? Il viaggio in mare\u00a0non \u00e8 che\u00a0una delle\u00a0tante\u00a0difficolt\u00e0\u00a0che\u00a0migranti e rifugiati devono subire durante il loro lungo e pericoloso viaggio. La prima tappa \u00e8 il <strong>Maghreb<\/strong>,\u00a0da cui si raggiunge la\u00a0<strong>Libia<\/strong>, dopo il viaggio della speranza diventa un incubo, perch\u00e9\u00a0uomini, bambini, donne sono arrestati\u00a0in modo arbitrario o rapiti per essere rinchiusi in strutture\u00a0anguste, di cui lo Stato \u00e8 a conoscenza, gestite dalla criminalit\u00e0 organizzata. Sovraffollamento, violenze, turture, abusi di ogni tipo, carenza di cibo, limitato accesso ai servizi igienici, all\u2019acqua.<\/p>\n<p><figure id=\"attachment_16941\" aria-describedby=\"caption-attachment-16941\" style=\"width: 515px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-16941\" src=\"https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/5510263825_d5278fb5bd_o-300x206.jpg\" alt=\"campi di concentramento\" width=\"515\" height=\"354\" srcset=\"https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/5510263825_d5278fb5bd_o-300x206.jpg 300w, https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/5510263825_d5278fb5bd_o-500x343.jpg 500w, https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/5510263825_d5278fb5bd_o-130x90.jpg 130w, https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/5510263825_d5278fb5bd_o.jpg 610w\" sizes=\"auto, (max-width: 515px) 100vw, 515px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-16941\" class=\"wp-caption-text\">BRQ Network, <em>LIBYA<\/em>, 2011, via Flickr (CC BY 2.0)<\/figcaption><\/figure>Questa la testimonianza di un migrante rinchiuso in una di queste prigioni:<\/p>\n<blockquote><p>Mangiamo un pane al giorno e uno alla sera, beviamo un bicchiere di acqua sporca a testa. Non ci sono bagni\u2019\u2019.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ricordiamo il tragico episodio di una giovane eritrea bastonata ripetutamente nella <strong><em>black room<\/em><\/strong>, la sala delle torture, allo scopo di registrare un video da inviare alla sua famiglia per chiedere 12.500 dollari di riscatto.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16944\" aria-describedby=\"caption-attachment-16944\" style=\"width: 531px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-16944\" src=\"https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/800px-Detention_and_torture_room_Security_Prison_21_S-21_Tuol_Sleng_Genocide_Museum_Phnom_Penh_Cambodia-1-300x201.jpg\" alt=\"campi di concentramento\" width=\"531\" height=\"356\" srcset=\"https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/800px-Detention_and_torture_room_Security_Prison_21_S-21_Tuol_Sleng_Genocide_Museum_Phnom_Penh_Cambodia-1-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/800px-Detention_and_torture_room_Security_Prison_21_S-21_Tuol_Sleng_Genocide_Museum_Phnom_Penh_Cambodia-1-768x515.jpg 768w, https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/800px-Detention_and_torture_room_Security_Prison_21_S-21_Tuol_Sleng_Genocide_Museum_Phnom_Penh_Cambodia-1-500x335.jpg 500w, https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/800px-Detention_and_torture_room_Security_Prison_21_S-21_Tuol_Sleng_Genocide_Museum_Phnom_Penh_Cambodia-1.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 531px) 100vw, 531px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-16944\" class=\"wp-caption-text\">Paul Mannix, <em>Detention and torture room, Security Prison 21<\/em>, Tuol Sleng Genocide Museum, Phnom Penh, Cambodia, via Wikimedia Commons (CC BY 2.0)<\/figcaption><\/figure>\n<h6><strong>IL RUOLO DELL&#8217;ITALIA<\/strong><\/h6>\n<p>Cosa lega tutto ci\u00f2 al nostro Paese? Il denaro, \u00e8 ovvio, la forza che ormai muove il mondo. Con\u00a0il controverso <strong>memorandum Italia-Libia<\/strong>, un accordo rinnovato nel 2020, attraverso cui\u00a0l\u2019Italia contribuisce al finanziamento della <strong>Guardia Costiera Libica<\/strong> e le milizie libiche, <strong>insieme alla Francia<\/strong>,\u00a0per <a href=\"https:\/\/www.egotimes.com\/it\/rifugi-campi-tende-lemergenza-va-mostra-al-moma\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">operazioni di salvataggio<\/a> nel Mediterraneo, ma che in realt\u00e0\u00a0si trasformano in arresti di massa di\u00a0migranti in difficolt\u00e0. Inoltre, in Italia, terribile \u00e8 la situazione che si registra negli attuali CPR, <strong>Centri per il Rimpatrio<\/strong>, strutture di trattenimento per stranieri irregolari disciplinate dal testo unico immigrazione (<strong>D.Lgs. 286\/1998 anche detto legge\u00a0Turco-Napolitano<\/strong>). La denominazione iniziale era <strong>Centri di permanenza temporanea e assistenza<\/strong> (CPTA), poi definiti <strong>Centri di permanenza temporanea<\/strong> (CPT) e, in seguito, <strong>Centri di identificazione ed espulsione<\/strong> (CIE). Con il decreto-legge 13 del 2017 i Centri di identificazione ed espulsione (CIE) hanno assunto la denominazione di <strong>Centri di permanenza per i rimpatri<\/strong> (CPR, art. 19, comma 1). In questi luoghi\u00a0vivono relegati i\u00a0migranti a cui non \u00e8 stato riconosciuto l\u2019asilo, 45 mila a oggi, una delle cifre pi\u00f9 alte di tutto l\u2019Occidente. Il tempo di permanenza varia da sei a dodici mesi,\u00a0in\u00a0applicazione delle modifiche\u00a0apportate in materia dal <strong>Decreto Sicurezza<\/strong> varato dall\u2019ex ministro dell\u2019interno <strong>Matteo Salvini<\/strong>. Le persone sono veri e propri detenuti, le strutture sembrano carceri, i giornalisti non possono entrare per raccogliere testimonianze e come di consueto ormai subiscono sovraffollamento, scarsa igiene, violenze, abusi.<\/p>\n<h6><strong>Il KAECHON INTERNMENT CAMP (N. 14) IN COREA DEL NORD<\/strong><\/h6>\n<p>In Corea del Nord, cos\u00ec come in altre parti del mondo, tuttora sono presenti diversi campi di concentramento. Il dittatore della Corea del Nord,\u00a0<strong>Kim Jong-un<\/strong>, ne nega l\u2019esistenza, ma a oggi abbiamo diverse testimonianze che lo confermano e, inoltre, anche, una precisa collocazione. Purtroppo le persone che vengono rinchiuse in questi campi, solamente poche riescono a sopravvivere e a fuggire. In questi campi i prigionieri sono sottoposti a continue violazioni dei diritti umani tra cui: lavori forzati, privazione del cibo come forma di punizione, la tortura e lo stupro. Tra le diverse testimonianze troviamo quella di <strong>Shin Dong-hyuk<\/strong>, nato, cresciuto e fuggito dal campo di concentramento n.14.\u00a0Per Shin Dong-hyuk il mondo era come il campo di concentramento in cui si trovava sin dalla nascita, quindi, come ha raccontato in una sua intervista:<\/p>\n<blockquote><p>Pensavo semplicemente che ci fossero persone nate con le armi e persone nate prigioniere, come me. Che il mondo fuori fosse uguale a quello dentro. Forse per questo non ho mai pensato di fuggire\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Oggi che \u00e8 un uomo libero, ma con\u00a0i segni indelebili delle torture a cui\u00a0\u00e8 stato sottoposto all\u2019interno del campo di concentramento. Il suo periodo di prigionia \u00e8 durato 23 anni. Il suo corpo mostra ancora ustioni sulla schiena e sul bacino; le sue caviglie sono deformate, a causa dei ceppi e gli stinchi bruciati dal recinto elettrico nel momento della sua fuga. All\u2019interno di questi campi di concentramento non esiste alcun ideale\u00a0che riguardi la\u00a0famiglia, la patria, l&#8217;amore o la libert\u00e0, esiste soltanto la legge della sopravvivenza. Lo stesso Shin\u00a0\u00e8 stato\u00a0indotto a denunciare la madre e il fratello che intendevano scappare. A seguito\u00a0della denuncia di Shin, la madre\u00a0\u00e8 stata\u00a0impiccata davanti ai suoi occhi e il fratello \u00e8 stato fucilato. Shin aveva sempre odiato la madre per averlo fatto nascere in un campo di concentramento, ma \u00e8 preso dai rimorsi di conscienza per il suo vecchio rancore nei confronti della madre. Come\u00a0nel film <strong><em>Piet\u00e0<\/em><\/strong> di\u00a0<strong>Kim Ki-duk<\/strong>, il sentimento che aleggia nel cuore di Shin \u00e8 il perdono.\u00a0Shin ha trascorso oltre venti anni in prigione a causa di una legge della Corea del Nord,\u00a0denominata \u201c<strong>Punizione per tre generazioni<\/strong>\u201d e che ha visto trascorrere in detenzione gran parte della loro vita a diversi membri della sua famiglia; oltre a sua madre e a suo fratello, anche gli zii e i nonni di Shin erano rinchiusi nel <strong>Camp n. 14<\/strong>.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-embed wp-block-embed-youtube is-type-video is-provider-youtube epyt-figure\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\"><iframe loading=\"lazy\"  id=\"_ytid_45198\"  width=\"800\" height=\"450\"  data-origwidth=\"800\" data-origheight=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Vj6oupzP2q0?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=dark&color=red&controls=1&disablekb=0&\" class=\"__youtube_prefs__  no-lazyload\" title=\"YouTube player\"  allow=\"fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen data-no-lazy=\"1\" data-skipgform_ajax_framebjll=\"\"><\/iframe><\/div><\/figure>\n<h6>INDEFFERENZA O CONVENIENZA? IL CASO DEI RONHGYA<\/h6>\n<p>I Rohingya sono un gruppo etnico di fede musulmana che risiede principalmente in <strong>Myanmar<\/strong>, nello Stato di <strong>Rakhine<\/strong>, al confine con il <strong>Bangladesh<\/strong> e che fa\u00a0parte degli strati pi\u00f9 poveri della popolazione. Sono stati oggetto di diverse persecuzioni, ma l\u2019ultima si pu\u00f2 definire come un vero e proprio genocidio. Infatti, nonostante la scarsit\u00e0 di informazioni circolata all&#8217;interno e all&#8217;esterno del Myanmar, molte sono le testimonianze di uccisioni, attacchi di massa o trasferimenti forzati di minori da parte dell\u2019esercito. Non essendo stati riconosciuti come cittadini birmani, non possono muoversi liberamente nel Paese. Sono costretti a vivere in campi sovraffollati fuori dalla citt\u00e0 di <strong>Sittwe<\/strong>, capoluogo del <strong>Rakhine<\/strong>. Dall\u2019agosto del 2017, migliaia di persone, 400mila secondo quanto riporta l\u2019<strong>Unicef<\/strong>, sono scappate dal Myanmar e si sono rifugiate nei campi profughi del vicino Bangladesh. Tuttavia, l\u2019aumento dei profughi sta aggravando ulteriormente la situazione nei campi di accoglienza composti da tende e baracche fatte con pezzi di plastica, legno e lamiera. C\u2019\u00e8 scarsit\u00e0 di cibo e acqua potabile, inoltre le condizioni di vita sono estremamente precarie. Attualmente <strong>pi\u00f9 di 100mila Rohingya vivono nei campi<\/strong>, dove\u00a0le autorit\u00e0 li hanno confinati.<\/p>\n<p><figure id=\"attachment_16939\" aria-describedby=\"caption-attachment-16939\" style=\"width: 531px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-16939\" src=\"https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Rohingya_displaced_Muslims_09-300x214.jpg\" alt=\"campi di concentramento\" width=\"531\" height=\"379\" srcset=\"https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Rohingya_displaced_Muslims_09-300x214.jpg 300w, https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Rohingya_displaced_Muslims_09-500x356.jpg 500w, https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Rohingya_displaced_Muslims_09.jpg 744w\" sizes=\"auto, (max-width: 531px) 100vw, 531px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-16939\" class=\"wp-caption-text\">Seyyed Mahmoud Hosseini, <em>Rohingya displaced Muslims<\/em>, 2017, via Wikimedia Commons, (CC BY 2.0)<\/figcaption><\/figure>La leader democratica del Myanmar <strong>Aung San Suun Kyi<\/strong> non ha mai denunciato le violenze contro la minoranza musulmana e continua a non rispondere a tutti gli appelli di ONG e istituzioni internazionali che la avevano invitata, fintanto che ha governato il suo Paese, a porre fine a tutto ci\u00f2. In particolar modo, nel settembre 2017, la leader birmana \u00e8 stata oggetto di critiche da parte di un&#8217;altra Premio Nobel per la pace, la pakistana <strong>Malala<\/strong> <strong>Yousafzai<\/strong>.\u00a0 Aung San Suu Kyi \u00e8 stata arrestata, a seguito del colpo di Stato del 1\u00b0 febbraio 2021.<\/p>\n<p><figure id=\"attachment_16937\" aria-describedby=\"caption-attachment-16937\" style=\"width: 524px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-16937\" src=\"https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/30314456664_f1e1ce8cd7_c-300x200.jpg\" alt=\"campi di concentramento\" width=\"524\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/30314456664_f1e1ce8cd7_c-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/30314456664_f1e1ce8cd7_c-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/30314456664_f1e1ce8cd7_c-500x334.jpg 500w, https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/30314456664_f1e1ce8cd7_c.jpg 799w\" sizes=\"auto, (max-width: 524px) 100vw, 524px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-16937\" class=\"wp-caption-text\">Global Media Sharing, <em>Aung San Suu Kyi riceve il premio Sacharov<\/em>, 2013, via Flickr (CC BY 2.0)<\/figcaption><\/figure>L\u2019ultimo appello a difesa della minoranza religiosa in Myanmar \u00e8 stato quello del <strong>Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite<\/strong>, ma ancora una volta il governo birmano ha risposto che sono stati commessi errori di rilevamento e nell\u2019interpretazione dei fatti, senza prendersi le proprie responsabilit\u00e0. Tuttavia, non c\u2019\u00e8 dubbio che il vero responsabile sia il comandante in capo dell\u2019esercito <strong>Aung Min Hlaing<\/strong>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_16950\" aria-describedby=\"caption-attachment-16950\" style=\"width: 520px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-16950\" src=\"https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Min_Aung_Hlaing_in_June_2017-1-300x173.jpg\" alt=\"campi di concentramento\" width=\"520\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Min_Aung_Hlaing_in_June_2017-1-300x173.jpg 300w, https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Min_Aung_Hlaing_in_June_2017-1-768x443.jpg 768w, https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Min_Aung_Hlaing_in_June_2017-1.jpg 1024w, https:\/\/www.egotimes.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Min_Aung_Hlaing_in_June_2017-1-500x289.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 520px) 100vw, 520px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-16950\" class=\"wp-caption-text\">Vadim Savitsky, mil.ru, <em>Il comandante in capo delle forze armate di Myanmar Min Aung Hlaing incontra il ministro della difesa russo Sergei Shoigu<\/em>, 2017, via Wikimedia Commons (CC BY 2.0)<\/figcaption><\/figure>\n<h6><strong>ARBEIT MACHT FREI<\/strong><\/h6>\n<p>\u201c<strong>Formazione volontaria al lavoro<\/strong>\u201do \u201c<strong>centri di formazione professionale<\/strong>\u201d, sono queste le definizioni che Pechino d\u00e0\u00a0per indicare alcuni\u00a0campi che, grazie a <strong>Feroza Aziz<\/strong>, diciassettenne che sfida la Cina attraverso <strong>Tik Tok<\/strong>, sono stati denunciati. Si tratta di campi di detenzione nel <strong>Nord Ovest della Cina<\/strong>, a <strong>Xinjiang<\/strong>,\u00a0dove centinaia di musulmani, tra cui gli <strong>Uiguri<\/strong>,\u00a0sono\u00a0deportati con regolarit\u00e0 e subiscono delle terribili torture. Dopo l\u2019attacco dell\u201911 Settembre 2001 negli Stati Uniti, la Cina ha deciso di attuare delle misure restrittive e cautelative nei confronti delle minoranze religiose, in particolare dei musulmani, ritendendo che gli Uiguri siano dei potenziali terroristi, a causa dell\u2019influenza dell\u2019estremismo islamico. Di solito, la polizia convoca gli Uiguri per interrogarli e obbligarli a denunciare parenti e amici, o li blocca alle frontiere.\u00a0In un secondo momento sono\u00a0costretti agli arresti domiciliari o, nei casi peggiori, nei centri di detenzione. Le torture e le condizioni di vita a cui sono sottoposti ricordano tristemente quelle degli ebrei sotto il periodo nazi-fascista: sono raggruppati e ammanettati in pochi metri quadrati, senza cibo, costretti a imparare il cinese e i canti di propaganda cinese a memoria. Sono, inoltre, obbligati a ingerire pillole e farsi fare delle iniezioni, che, mascherate sotto il nome di cure di prevenzione a malattie, sono in realt\u00e0, esperimenti medici. Chi non obbedisce poi viene portato nella \u201c<strong>stanza nera<\/strong>\u201d dove subisce torture come scosse elettriche, abusi sessuali, o estrazione delle unghie. Il governo cinese definisce questi campi come centri di rieducazione, dove il lavoro dovrebbe rappresentare un mezzo di riabilitazione per le persone, il parallelismo con la scritta \u201c<strong>il lavoro rende liberi<\/strong>\u201d all\u2019ingresso dei lager nazisti viene spontanea e suggerisce come gli errori passati continuano a ripetersi in modo drammatico.<\/p>\n<p>Noi giovani occidentali, abituati al benessere e alla libera espressione di pensiero e di parola,\u00a0siamo assaliti da un senso di colpa, perch\u00e9 anche se in modo indiretto, siamo anche noi coinvolti in queste violazioni e suprusi, non facendo abbastanza per i nostri coetani nati sotto un regime totalitario e affinch\u00e9 i diritti umani siano universalmente riconosciuti e rispettati.<\/p>\n<p>Articolo di <strong>Sofia Concetti<\/strong>, <strong>Flavio di Ventura<\/strong>,\u00a0<strong>Weini Kaleb<\/strong> e\u00a0<strong>Claudia<\/strong> <strong>Lazzaro<\/strong> del Liceo <strong>Terenzio Mamiani<\/strong> di Roma per il progetto <strong><em>Un futuro per i diritti umani<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Immagine in evidenza: Adam Jones,\u00a0<em>Olimpo Detention and Torture Center, Buenos Aires<\/em>, Argentina, 2011,\u00a0via Wikimedia Commons (CC BY 2.0)<\/p>\n<p>Video: <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/channel\/UCZTBPH6dy0f11gSwxKj7Eyw\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Viking Books<\/a>,\u00a0<em>Escape from Camp 14 &#8211; Book Trailer<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I campi di concentramento non sono soltanto un macabro ricordo legato al genocidio ebreo nel periodo nazista e fascista, 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