Come ho imparato ad amare Donald Trump e a smettere di preoccuparmi

Le sue Armi Della Persuasione sono uno strumento potente. Soprattutto se LUI non ti piace. Un giro intorno al mondo della comunicazione in 60 link (tra video, articoli e libri).

Al tempo del Referendum Costituzionale (Riforma del Senato ecc) dovetti organizzare una conferenza per “millennials”. Uno dei punti in programma era: “Come parlarne agli amici per convincerli della tua opinione”.
Vergogna!
Convincere le persone parrebbe sembrare, ai giovani intellettuali, un atto sporco e disdicevole e, a quanto pare, estremamente tabù. Fondamentalmente per 2 ragioni:

1) Riflettere su come meglio persuadere qualcuno è come imbrogliare: solo chi è falso o meschino potrebbe farlo, non certo “io”.
2) Io sono intelligente e retto, quindi non posso che avere ragione. Chi non la pensa come me deve semplicemente arrivare, prima o poi, a raggiungere la mia epifania.
Corollario: chi non è giunto alle mie stesse conclusioni è necessariamente un cattivone o un ignorante. Dunque non deve votare.

 

IN REALTÀ L’IDEA È UN PRODOTTO DA SAPER COMUNICARE E VENDERE.

Erano (i “giovani intellettuali”) spaventati dal fatto che si potessero usare gli stessi accorgimenti, adattandoli, indipendentemente dall’idea sostenuta. Ma se solo una delle due scelte è giusta, tutto questo discorso o si traduce in cialtronerie (“che non funzionano nella sostanza”) o in stregonerie che possono far vincere gli altri (i cattivi).

Facciamo così: siamo tutti d’accordo che possiamo definire una persona “Buona” se ha la volontà di fare del bene? Una persona in grado di convincere gli altri grazie alla forza delle sue idee?
Bastò un sorriso per fargli venire il dubbio, ma avrei tanto voluto avere a disposizione questa riflessione di The Book Of Life (TBL): I CONSIGLI DI MACHIAVELLI PER I BRAVI RAGAZZI, così avrei risposto:
NO! Un sostenitore del male capace ed uno del bene incapace, ottengono lo stesso identico risultato.

Quel “vecchio intellettuale”, non è, come afferma chi non lo ha letto, una guida per il perfetto tiranno, né un “tana libera tutti” purché si riesca a pervenire al risultato preposto.
È dura, ma ci pone davanti a quella verità che scosse l’Europa figlia del cristianesimo, e fa arrossire l’occidente figlio del politically correct: alla fine, siamo la summa di quel che abbiamo realizzato, non sperato.

Platone diceva: <<La guerra è inalienabile dalla politica. La buona politica deve preparare sia la pace che la guerra>> e non è da intendere solo in senso letterale. Chi vuole operare a fin di bene, non deve prepararsi ad affrontare il male, ma a sconfiggerlo. E Machiavelli questo lo ha imparato a sue spese, o come dice TBL:
<<Ci fa male per una buona ragione: perché ci costringe a guardare dove non vorremmo, in quella parte manipolatrice che evitiamo perché siamo troppo puri per accettare. Ci ripete che continuiamo immancabilmente a perdere, perché siamo troppo poco lungimiranti per imparare a riuscire da chi realmente sa… i nostri nemici.>>

 

È GIUSTO IMPARARE ANCHE DAL NEMICO (OVIDIO)

Nel confronto finale tra Prodi e Berlusconi, nel 2006, quest’ultimo si presentava agli elettori uscendo indebolito da numerosissimi scandali personali, ma come messaggio finale tocca 3 punti (numero preciso che Steve Jobs sapeva come usare al massimo) dove alla fine sgancia la bomba:
<<Se mi votate, tolgo la tassa sulla prima casa>> e lo fa aggiungendo immagini e sensazioni (sfruttando 2 dei canali percettivi) che tutti noi viviamo ogni giorno (Minuto 1:32:52). Al saluto finale di Prodi succede una cosa molto peggiore che essere criticato, ovvero… quanti di noi si ricordano cosa ha promesso? Anche solo qualcosa?

L’oblio è la damnatio peggiore che si possa fare ad un oratore.

Gli avversari di Trump e Berlusconi, piuttosto che criticare queste tecniche o l’elettorato cui si dovrebbero confrontare, farebbero del bene alla loro causa se tenessero a mente che il primo è al governo con una stabilità in parlamento enorme, e che il secondo ha recuperato talmente tanti voti in quella campagna elettorale, che Prodi vinse solo con una con un’alleanza di larghissime intese, cosa che rallentò i lavori parlamentari e fece cadere il governo in poco tempo.

 

LA NECESSITÀ NON CONOSCE ALTRE LEGGI CHE LA CONQUISTA (PUBLILIO SIRO)

Donald Trump parla a quella parte del nostro cervello che effettivamente prende le decisioni. Quella parte del cervello usa l’Euristica alcune leggi fondamentali e universali come:
1.DIVERTIMENTO,
2.RIPETIZIONE,
3.RIPROVA SOCIALE e
4.APPELLO ALL’AUTORITÀ. Una delle massime autorità in materia è Robert Cialdini, con il suo libro “Le Armi Della Persuasione – perché finiamo col dire di sì”, una pietra miliare della saggistica di genere.

<<Ma la poca prudenza degli uomini comincia una cosa che, per sapera allora di buono, non si accorge del veleno che vi è sotto>>. (Il Principe – Machiavelli)

Ricordo distintamente che quando, nel 2016, Donald Trump si candidò alle primarie repubblicane per proporsi come il candidato nella corsa contro i democratici per la casa bianca, tutti i più importanti analisti ripetevano che si trattava di un fuoco di paglia, che in fondo neanche lui credeva veramente nella sua vittoria. Le stesse brillanti riflessioni si sono ripetute anche durante la corsa contro Hilary Clinton.
Era la tesi più diffusa.
Mi fa molta impressione dirlo, ma cavolo, io ho continuato a scrivere il contrario per mesi (e le visualizzazioni dei miei articoli e la mia scommessa online ne hanno giovato parecchio).

Cosa avevo fatto? Avevo studiato la narrazione di Trump: il racconto che proponeva e la sintassi che utilizzava.
Non parliamo solo di archetipi né di creazione di un bisogno o costruzione di un personaggio.

 

T. È RIUSCITO AVENDO TUTTI CONTRO (Nonostante e Grazie a)

Quando i democratici gli hanno opposto la Clinton invece di Sanders, speravano di convincere l’elettorato spaventato a puntare su un volto di esperienza e moderato. Non avevano appreso la lezione di Obama e hanno perso la corsa prima ancora di partire. Eppure Trump ha avuto contro letteralmente tutti. Per qualunque Star, supportarlo è stato ed è un suicidio professionale.
Solo durante le Primarie Repubblicane la CNN ha prodotto 3100 servizi sul Tycoon. The Nerd Writer01 ha proposto ha cinicamente sintetizzato: “Trump veniva nominato. L’auditel o le vendite volavano alte.Ma quel che è meno ovvio, è che i sondaggi così alti di Trump erano un risultato della sua outside-coverage nei media.”

Il professore di scienza politica, John Sides, aveva prodotto un gran numero di grafici lineari che mostravano la relazione fuori dal comune tra la sua copertura mediatica rispetto ai risultati dei sondaggi. Se prendete tutti i suoi sondaggi contro candidati GOP in rapporto alla loro copertura, otterrete un indice di correlazione (RHOxy) di 0.96 paragonabile ad una linea retta più di quanto non si sia mai vista.
Pochi mesi fa il professor Sides ha scritto un interessante testo per il Washington Post: LE 5 IMPORTANTI LEZIONI DALLA SORPRENDENTE VITTORIA DI TRUMP.
Certo, potremmo dire che la causalità è anche inversa:
“La copertura di Trump lo trascinò nei scondaggi”  VS  “I sondaggi su Trump ne hanno trascinato la copertura” Ed in qualche misura lo è… solo che le “News Coverage” di solito vengono prima: le persone sentono un sacco riguardo a quel candidato, fanno ricerche su di lui su Google ed ecco che scatta quell’effetto di quando senti una canzone in radio ancora, ancora, ancora ed ancora ed ancora ed ancora ed ancora…

Tutto per dire che ciascuno (vedi anche alla voce ‘elettori’, n.d.r) è più propenso a dare QUEL nome ai sondaggisti… e se le News riportano di più sui candidati principali, allora vuol dire ancor più coperture, il che vuol dire sondaggi più alti… e tutto diventa un virus psichico che si auto-propaga.

Almeno finché il Top Dog non fa un grosso errore, cosa che non accade di rado, o un volto nuovo non gli ruba la scena. Ma gli avversari non sono da meno nel fare grossi errori e così accade che falle o mancanze del candidato newyorchese si dissolvano in una sorta di pensiero-oblio “tanto sono tutti uguali”.

Il colpo grosso però è che gli errori di Trump sono spesso così infiammanti ed “acchiappa attenzioni” che lavorano comunque a suo vantaggio.

Immaginate una gaffe tremenda che farebbe saltare chiunque, ecco lui ha il coraggio di cavalcarla. Ergo, nei talk show sono tenuti, per par condicio, ad affiancare a chi ne evidenzia la gravità, anche chi la difende. E nell’ennesimo bla bla bla televisivo, passa anche questo. Non gli serve più saltare l’asticella, basta spostarla.

 

3100 NEWS DOPO E… BOOM! ECCOCI QUI.

Ma noi sappiamo perché le News funzionano così: meno visualizzazioni = meno introiti pubblicitari, che significa meno incassi , che significa azioni in calo, che significa meno investitori, che significa più disoccupazione (non dimentichiamo che il presidente, ha fatto una causa e cercato di avere i diritti d’autore sulla frase “sei licenziato!”).

In America, tanto quanto nell’economia globale: Tutto, Sempre deve Valerne. “Everything, Always, has to Worth”.
Eccolo il dono che Evan Puschak  racconta come il “Dono Alla Democraza“: << “Il fenomeno Trump” ha spogliato la falsa rettitudine dei media USA. Quando Trump fa qualcosa di oltraggioso, la CNN non lo copre per scelta ma perché sono costretti a farlo (“forced”).>>

Questo “fenomeno Trump” spoglia la falsa rettitudine anche dei politici stessi. Ha cooptato il linguaggio politico (“BULLSHIT”) ad un tale livello, che la sua vuotezza si mostra in tutta la sua nudità.

Ed infine, Trump spoglia via la falsa rettitudine dal pubblico americano… e da tutti noi.

Il secondo dibattito GOP (candidati repubblicani alle primarie) è il programma più visto nella storia della CNN (23 milioni di persone; più di 1/3 di tutta l’Italia). La CNN è costretta a coprire Trump perché gli Americani che lo insultano la hanno costretta. È nella nostra natura, gravitare attorno al machismo, al semplicismo, al sensazionalismo. Questo machismo traspare pienamente nel linguaggio del corpo di Trump, una delle sue armi più efficaci, fin dalla stretta di mano da cui traspare un’incredibile senso di predominanza e superiorità, tanto che alcuni ricercatori hanno ironicamente collaborato con un esperto di jiu jitsu per studiare un modo per difendersi specificamente dalla sua presa.

I coniugi Allan e Barbara Pease, hanno speso due vite per diventare tra le maggiori autorità nello studio del Body Language ed in particolare sull’utilizzo dei palmi e delle mani, e la cosa interessante di Trump è che alterna movimenti di forte aggressività, (nella comunicazione ipnotica la sua attitudine è associabile ad una personalità di Tipo Asta, cioè quella “più impositiva” all’interno delle Scienze Analogiche, mentre Obama è un Tipo Cerchio, molto più generoso. Ma sono concetti delicati da prendere con parsimonia e cognizione) ad altri momenti di totale coerenza e sincerità.

Ovvero, crede fermamente in come lo dice anche quando sa che sono balle.


Ciò rende fondamentale più che mai leggere, approfondire e porsi domande complesse. Ci vuole uno sforzo di volontà per affrontare libri, studi e giornali, che potrebbero essere noiosi ma cruciali per prendere decisioni politiche intelligenti.

 

MI SPAVENTANO PIÙ I NOSTRI ERRORI CHE I DISEGNI DEL NEMICO (PERICLE)

News, Politica e Cittadini non sono al servizio l’uno del altro, ma tossicodipendenti che hanno bisogno di una continua nuova dose reciproca.

Donald Trump esiste al Nexus (punto di connessione) di tutte queste cose, e la sua invocazione di tutte e 3 è, io penso, un’importante lezione:

I Mass Media, i Politici, il Publico e, in generale, ognuno di noi è responsabile per l’esistenza di Donald Trump.

Cleant Eastwood aveva ragione, siamo stanchi del Politically Correct: e lui È UN GIGANTE A CONVINCERE. Capisce in che modo le persone prendono le decisioni e parla nella maniera in cui può influenzarle senza che neanche capiscano come.

 

Il punto è: Il significante è al servizio del significato:

COME LO RACCONTI È (MOLTO) PIÙ IMPORTANTE DI COSA RACCONTI

(e se questo non ti piace, puoi morire da eroe senza macchia, ma sappi che allora il drago cattivo incendierà lo stesso il castello).

Uno degli articoli più interessanti sul The World Of Wonder Reporter è “IN CHE MODO, DONALD TRUMP, RISPONDE AD UNA DOMANDA. Un’analisi linguistica”
Il video al suo interno ha ispirato la famosa battuta Steven Edwards:  DONALD TRUMP RISPONDE ALLA DOMANDA: QUANTO FA 2 + 2? . Battute a parte, la risposta (quella vera) nel video all’articolo è un masterpiece e mostra il lavoro mostruoso che Trump ha fatto con i suoi consulenti: il 78% delle parole è di una sola sillaba! Quanto lì (e qui sotto) mostrato, è un allenamento che richiede diversi mesi o anni.

Ecco come D.T. risponde ad una domanda:

Un altro aspetto, è la capacità di sostituire il classico politichese, cioè questo, con una vera e propria supercazzola psciologica: tramite la collocazione strategica di specifiche parole, timbri e gesti, egli fa sì che in quel marasma sconclusionato restino impresse poche ma chiare immagini e (molto più importante) emozioni.
In realtà noi dimentichiamo la stragrande maggioranza dei discorsi, figuriamoci quelli di politici o talk show, per una questione di “ecologia delle risorse del cervello”, il quale, quando andremo a lavorare, dopo ore di traffico e giornate piene, non ci farà mai ricordare ogni cosa sentita ma solo il “concordo” oppure “è un imbecille”. In altre parole: ci resta addosso solo l’emozione provata.
Quello che fa Trump è aumentare il rumore di fondo e accendere ancora di più le emozioni che vuole trasmetterti. Cosa che funziona altrettanto bene con i Tweet:

Sai cos’hanno in comune questi articoli ? The Local; BBC News; EuroNews;  Indipendent; Washington Post: Parlano tutti di quanto sia difficile il lavoro di giornalisti stranieri e traduttori con il linguaggio del neo-presidente. La ragione l’abbiamo detta, ma quello che comincia finalmente a passare anche da loro, è che è proprio per questo che funziona.

 

Che appaia ridicolo alle orecchie di noi Europei, è indifferente perché l’uditorio potrà anche essere il mondo, ma il suo pubblico sono gli States. È un po’ come un canzone: non importa se qualche parola si tronca, si cambia argomento o gli accenti si muovono, finché è nella tua lingua.

<<La natura de’ populi è varia; ed è facile a persuadere loro una cosa, ma è difficile fermarli in quella persuasione.>> – Machiavelli

Un video che andrebbe mostrato in ogni università, in qualsiasi tra le scienze sociali è:

 

WIN, E SEMPRE WIN, E FORTISSIMAMENTE WIN!

La semplice ripetizione, come un jingle pubblicitario, funziona in modo perfetto perché semplice, e WIN è decisamente la parola più abusata.
Sfioriamo il record in queste  interviste: “Se divento presidentevinceremo così tanto che vi annoierete di vincere

Come giustamente dice Charlie Houpert di “Charisma On Comand” che ha monetizzato sulla comunicazione di Trump, meglio ma non prima di me (Posso dirlo? L’ho detto, n.d.r):
<<Vedi, noi non ci accorgiamo consapevolmente di come formiamo le nostre opinioni, ma una volta che qualcosa penetra nella tua testa, tendiamo a tenerla lì dentro, non importa come ci sia arrivata.>> È per questo che il jingle funziona anche con motivetti irritanti, non c’è bisogno che una cosa ci piaccia, basta che tu la debba discutere, che la debba tenere in considerazione. Deve entrarci in testa quando la paragoniamo ad altre opzioni.

E così Donald Trump martella con queste molto, molto semplici, idee nelle case di 318 milioni di Americani.

 

COME PER LA PUBBLICITÀ, UNA VOLTA RAGGIUNTO UN PUNTO DI SATURAZIONE, NON FUNZIONA PIÙ

C’è un problema. Passata la novità. Annoia.
La ripetizione, le esagerazioni. Ritorno tutto, di nuovo, rumore di fondo. E l’aggressività è la prima in assoluto a stancare. Ora che ha una vita decisamente più frenetica, che non gli permette di prepararsi come una volta, o adesso comincia a ottenere grossi risultati per la middle class, o perché il suo calo di popolarità sarà drastico ed altrettanto fulmino della sua ascesa.

O, se preferisci:

<<Li uomini si debbono o vezzeggiare o spegnere; perché si vendicano delle leggieri offese, delle gravi non possono: sí che l’offesa che si fa all’uomo debbe essere in modo che la non tema la vendetta.>> Machiavelli

 

CHE DIRE, TIRIAMO LE SOMME?

Io capisco che questi accorgimenti  possano sembrare banali e che standoci un po’ attenti, prima o poi i fatti parlano da soli e non ti possono certo fregare così. Noi dobbiamo scomporre ed analizzare un’immensa quantità di dati, oggi come mai prima d’ora (solo i link in questo articolo sono oltre 60), quindi queste scorciatoie naturali del cervello non avvengono “anche” nelle persone che si interrogano o studiano molto, avvengono SOPRATTUTTO con loro.

Per questo mr. Trump è in grado di parlare sia alle classi disagiate, e meglio della “sinistra” dei Clinton, che a quelle borghesi, e meglio che i suoi avversari repubblicani. Non risponde RAZIONALMENTE al punto, ma il messaggio viene recapitato, ed è così che le persone in gamba pensano bene di quel che pensa lui.

Le elezioni NON sono un concorso di bravura: sono una gara di bellezza. Non ha bisogno di dimostrare di capire meglio quegli argomenti, ha solo bisogno di farti venire in mente questa opzione.
E, ahimè, ciò vale altrettanto in tutte le quotidiane sfaccettature delle relazioni.

Può non piacere.
Si può migliorare.
Ma va compreso.

È uno dei perni attorno cui ruota il fim : Thank You For Smoking e a questa scena che ne è il sunto perfetto:

Alla fine di tutto, forse dovremmo preoccuparci di più di essere efficaci che semplicemente nobili nelle intenzioni.

Non è abbastanza sognare bene: la vera misura è ciò che otteniamo. Il punto è cambiare il mondo in meglio, non giacere nel quieto comfort delle buone intenzioni e di un cuore caldo…

Joey: Ancora non mi hai convinto, papà.
Nick: Sì, ma io non punto a te. Io punto a loro. [Indicando i passanti]

Un pensiero riguardo “Come ho imparato ad amare Donald Trump e a smettere di preoccuparmi

  • 24 marzo 2017 in 8:55
    Permalink

    Argomento interessante trattato sotto vari aspetti. Numerosi gli spunti per approfondimento e riflessione.
    Appassionato.

    Risposta

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