Molly Bloom: che fine ha fatto Penelope?

La Molly Bloom di Joyce è una Penelope, tesse il racconto della sua vita senza fiato, senza pause.

Un racconto che, come la tela di Penelope, è lei stessa a fare i disfare, ma questa volta a smagliarsi sono  le calze di “finta seta”.

Lei chiude l’Ulysse, lei e Gibilterra o forse lei e il suo sesso sono Gibilterra.

Una donna, sospesa nel tempo dell’adolescenza e nei suoi umori, che vive nel presente e nel passato continuo, vive nel ricordo e nel futuro che fantastica.

Lei la moglie di Leopoldo Bloom, un uomo che apparentemente non la soddisfa più. Sì, lei cerca altri uomini, li ama, li brama, li usa e li commisera. Formula giudizi impietosi sul genere maschile sostenendo

“che quel buco… è tutto quello che vogliono da te” e ancora “e poi gli uomini si prendono tutto quello che gli pare e piace”

È oscena Molly, è arrabbiata.

I pensieri scorrono e nei pensieri ci sono censure, ma non nel flusso di coscienza di Molly. Qui tutto scorre e chi ha avuto modo di leggerlo e non solo di ascoltarlo, ha idea di quanto sia intima e inconscia anche la scrittura: a partire dalla mancanza di punteggiatura fino alla mancanza di standard grammaticali.

Così nello scorrere dei suoi pensieri senti affiorare l’anima di una donna dimenticata dal marito, che la tradisce quasi alla luce del giorno.

Dal fiume di parole si scende alla foce e rimane l’essenziale, l’originario.

Molly è alla ricerca di se stessa autentica.

Sì, perchè i suoi pensieri si affastellano e si rincorrono, uomini su uomini, in luoghi diversi ma poi come accade alla fine di un sogno, di una terapia, alla fine della coscienza nelle ultime 50 righe Molly arriva al momento in cui tutto è iniziato.

Adolescente e fresca a Gibilterra, in primavera, tutto è rigoglioso la natura in boccio come il suo corpo e la voglia di amore, di essere desiderata ed amata. Tra i fiori e tra i baci, arriva la proposta.

Per lui, lei è come un fiore di montagna e lei stordita:

“lò abbracciato sì e lò fatto stendere su di me per fargli sentire i miei seni tutti profumati sì e il suo cuore che impazziva e sì ò detto sì voglio Sì”.

E io non riesco a non pensare che se il battito di lui fosse stato più regolare lei non avrebbe acconsentito.

Molly è come Penelope, il cui marito è partito per la guerra e per la curiosità della scoperta, come la moglie di Ulisse, vive tra gli uomini che continuamente la corteggiano e la lusingano, ma che la usano. Ma lei rimane “fedele” al quel bacio sotto le mura, a quel battito che è espressione di emozione di lui, ma che lega al quel momento per sempre, lei.

Solo un piccolo appunto, questo è uno dei monologhi più amati dalle donne in teatro: cerchiamo di dare ai nostri lettori un’idea con alcune interpretazioni: ad esempio quelle di Stefania Rocca e in originale Angeline Ball  e, tra le più recenti, quella corale è andata in scena al Vascello e di cui puoi trovare qui la recensione.

Ti segnalo anche una versione cinematografica una Molly=Penelope interpretata da una shakespeariana Barbara Jefford: si tratta del film Ulysses  (1967) per la regia di Joseph Strick.

(Le citazioni sono dall’Ulisse di Joyce nella versione integrale curata da Enrico Terrinoni, traduzione italiana  di Enrico Terrinoni con Carlo Bigazzi per la Newton Compton Ed.)

 

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