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Non solo clima a Marrakech. L’Italia in prima linea per l’ambiente

Ad un anno dalla storica firma dell’accordo sul clima di Parigi, è toccato a Ségolène Royal dare il via ai lavori della ventiduesima Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

La presidente uscente, Ministro dell’Ambiente francese, che ha passato il testimone al ministro degli Esteri marocchino Salaheddine Mezouar, ha aperto l’incontro di Marrakech chiedendo “giustizia climatica” per tutti e sottolineando la necessità di ripartire proprio dal continente africano, maggiormente colpito dalla piaga della desertificazione. Cambiamenti climatici che intanto l’Italia sperimentava con inondazioni e trombe d’aria che hanno sferzato la penisola e che continuano ad evidenziare quanto anche il nostro territorio sia vulnerabile.

I 196 Paesi partecipanti hanno, all’unanimità, definito “irreversibile” lo slancio con cui il processo di contrasto al riscaldamento globale viene sostenuto. Slancio sottolineato con forza anche dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, il quale ha voluto rimarcare che “l’Italia vuole affermare davanti a tutte le Nazioni del mondo che indietro non si torna”, candidandosi ad ospitare la prossima Conferenza Onu sul clima che si terrà nel 2020.

“Il nostro clima si sta riscaldando a un tasso allarmante e senza precedenti e noi abbiamo il dovere urgente di dare una risposta” – recita la dichiarazione conclusiva – questo l’indiretto riferimento alle dichiarazioni del neo presidente degli Stati Uniti Trump, che ha definito un “inganno” il cambiamento climatico, minacciando addirittura di portare gli Usa fuori dall’accordo di Parigi. Mettere in atto azioni concrete, quindi, per ridurre l’emissione dei gas serra, responsabili del riscaldamento globale entro il 2030, puntando l’obiettivo dei 2°C, ma con equità e responsabilità nei confronti dei paesi più poveri. E’ per questo che l’Italia, insieme ad altri paesi industrializzati, ha contribuito allo stanziamento di un fondo di oltre 20 milioni di dollari per il sostegno dei paesi in via di sviluppo da investire in progetti ambientali. La dichiarazione di Marrakech non si ferma esclusivamente alla necessità di “sostenere gli sforzi mirati ad aumentare la capacità di adattamento, rafforzare la resilienza e ridurre la vulnerabilità” dei paesi maggiormente esposti agli impatti dei cambiamenti climatici, ma, per la prima volta nella storia delle Cop, li mette in relazione con la salute e con l’alimentazione umana.

Attraverso la Declaration of Marrakech for Health, Environment and Climate Change, sottoscritta dai ministri della Salute e dell’Ambiente di 15 paesi potranno, ad esempio, essere monitorati gli effetti delle inondazioni sulle epidemie di malaria. Questo perché tali fenomeni sono ora riconosciuti ufficialmente, a differenza di quanto avveniva in passato .

Che sia la volta buona per vedere attuate misure efficaci e, come dichiarato all’unanimità, il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi posti nell’Accordo di Parigi, soprattutto all’insegna dell’inclusione? I presupposti, questa volta, ci sono tutti.

 

In copertina: foto “Family Photo Marrakech Climate Change Conference” di UNclimatechange, da Flickr. Utilizzo con la licenza CC https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/