Roma: l’esperienza unica delle feste in lockdown

 La Città Eterna, piena di luminarie, ha festeggiato il periodo di Natale nel rosso e arancione, come il resto d’Italia.

Il 10 gennaio al centro di Roma si respirava ancora l’aria natalizia di luci e speranza: dalle immagini di angeli custodi sulla Porta del Popolo, il “cielo stellato” di via del Corso fino ad arrivare al famoso “Spelacchio” di Piazza Venezia e allo spettacolo di video-mapping “Visioni di Natale” sulla facciata di Palazzo Senatorio. Quest’anno è stata prolungata fino al 17 gennaio anche la mostra, allestita all’aperto sotto il colonnato in Piazza San Pietro, “100 presepi in Vaticano” per dare la possibilità a tutti di poter visitarla. E-go Times ha preparato per i suoi lettori un fotoreportage esclusivo per raccontare il periodo natalizio vissuto dai Romani e non solo, ai tempi del cosiddetto “Decreto Natale”, annunciato il 18 dicembre in una conferenza stampa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Secondo il quale, l’Italia, dal 24 dicembre al 6 gennaio, diventava zona rossa nei festivi e prefestivi, e arancione – nei feriali. Per la “preoccupazione che la curva possa subire un impennata nel periodo natalizio” erano vietati  anche i spostamenti tra regioni. Dopo i tempi della zona gialla e l’autocertificazione obbligatoria ormai andata nel dimenticatoio,  anche la Città Eterna si è tuffata involontariamente nel rosso e arancione.

Attilio, 72 anni: Da quando avevo 20 anni non ho mai passato le feste a Roma, sono sempre andato in montagna o all’estero. Quest’anno è stata una novità, purtroppo anche un po’ negativa per il fatto che non ci si può muovere e neanche andare a trovare gli amici. Non possiamo fare quelle cose che magari non ho mai fatto, tipo pranzi o cene con la famiglia non solo stretta.

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L’albero di Natale in Piazza Venezia

Mi è mancato quel rapporto con la parentela. Mia madre sta in una struttura privata dov’è trattata benissimo, però adesso non fanno entrare nessuno per il Covid. Quindi o sto a Roma, o sto lontano sarebbe la stessa cosa. I miei fratelli non si possono muovere, perché non è consentito andare più di due persone a casa degli altri. Abbiamo rispettato le norme.

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Light Show sulla Fontana dei Quattro Fiumi di Piazza Navona

Prima non stando a Roma durante le feste avendo tutti parenti qui, non li vedevo. Sarebbe stata un’occasione questa… Magari adesso durante il giorno uno passa un’attimino a casa, però non fa questi pranzi, cene, tombolate.

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La mostra “100 presepi in Vaticano”. Marco La Salvia, Latina (Lazio)

David, 50 anni: Noi siamo una famiglia ebraica e festeggiamo Hanukkah, si chiama anche la festa delle luci, che è terminata circa una settimana prima del Natale. L’abbiamo trascorsa abbastanza normalmente, solo che per adeguarci alle norme non abbiamo avuto gli ospiti a casa. La festa è stata diversa, tranquilla, però devo dire che abbiamo apprezzato di più le cose che abbiamo avuto, che di solito diamo per scontate: già essere in famiglia è bellissimo.

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Lo spettacolo di video-mapping “Visioni di Natale” sulla facciata di Palazzo Senatorio

60 anni, New York, Stati Uniti: Sono americana e di solito parto il 19 dicembre e torno il 15 gennaio, è la prima volta che trascorro il Natale in Italia da 30 anni. Siamo tutti su Zoom, ci scambiamo gli affetti attraverso le videochiamate. La mia famiglia sta in Filadelfia a New York, io sono rimasta a Roma. La situazione è molto strana, però non è per forza negativa, è una esperienza nuova da esplorare.

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L’albero di Natale in Piazza San Pietro

Roberto, 55 anni: Un capodanno quello che ci siamo appena messi alle spalle, capitato in un periodo molto difficile per tutti e che ci ha portato a passarlo chiusi tra le mura di casa. La situazione pandemica attuale non più grave come i primi tempi, ma purtroppo ancora abbastanza seria, è che nonostante tutto, nella sua totale negatività, ha avuto anche il lato positivo.

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La mostra “100 presepi in Vaticano”. Riccardo Izzi, Roma (Lazio)

Ossia, quello di avermi fatto trovare nella condizione di poterlo trascorrere insieme a tutta la mia famiglia, genitori compresi. Cosa che personalmente non facevo ormai da svariati anni, e soprattutto di portarmi a riassaporare, se pur solo mentalmente, quei momenti di intenso calore familiare che ormai erano solo vecchi ricordi di bambino. Speriamo in tempi migliori.

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Le vie di Trastevere

Giuseppe, 29 anni: Io sono abituato a vivere le festività con tutti i parenti invece quest’anno abbiamo dovuto ridurre all’osso il nucleo familiare quindi è stato un Natale sicuramente diverso, per noi appunto abituati a festeggiare in moltissimi.  Siamo tanti cugini che ci vogliamo ancora bene, chi vive in Spagna, chi vive a Londra, chi vive a Milano e non poter vederci è stata una grande privazione.

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La mostra “100 presepi in Vaticano”. Fondazione Villa Maraini, Roma (Lazio)

È cambiato molto anche dal punto di vista delle libertà personali per il fatto di essere obbligati a tornare a casa entro le 10 di sera, doversi giustificare per andare a trovare il parente, o per fare qualsiasi attività, che non è strettamente necessaria. Ci sentivamo anche dei banditi, se scattava l’ora X alle 10 e non eravamo ancora a casa. È stata una cosa per me nel 2020 in un paese democratico assurda.

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La proiezione scenografica “Custodes” di Livia Cannella sulla Porta del Popolo

Le misure prese ad ottobre che avrebbe dovuto in teoria impedire la seconda ondata cosi forte, secondo me sono state prese in maniera molto sbagliata, andavano a colpire soltanto alcuni settori non altri. Come oggi possiamo vedere sotto le feste di Natale, i centri commerciali e negozi sono aperti, i ristoranti invece sono chiusi. Io ho due ristoranti, sono stato obbligato a chiuderli entrambi.

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La mostra “100 presepi in Vaticano”. Marco La Salvia, Latina (Lazio)

Rispetto all’anno scorso abbiamo perso quasi il 50% del fatturato, le feste erano un momento anche buono per farci ripartire e prendere un po’ di ossigeno. Comunque abbiamo i dipendenti, abbiamo le tredicesime da pagare, abbiamo anche noi una famiglia a cui dover portare qualche regalo a casa. Quindi è stato un Natale un po’ più povero rispetto a quello degli altri anni, dal punto di vista economico ma anche spirituale.

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Maria Grazia, 31 anni, Venafro, Molise: Il Natale ideale è festeggiarlo insieme alla famiglia. Quest’anno ciò non è accaduto per la prima volta nella mia vita. Io e il mio compagno, di comune accordo,  abbiamo deciso di trascorrere in solitaria le feste per proteggere i nostri genitori non più tanto giovani.

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Il presepe in Piazza San Pietro. Alluni e docenti dell’Istituto d’arte “F.A.Grue”, attuale liceo artistico statale per il design (provincia di Teramo, Abruzzo) 1965-1975

Ognuno di noi dovrebbe assumersi la responsabilità delle proprie scelte e pensare ai riflessi che queste produrrebbero sull’altro. Facile rivendicare il proprio diritto alla libertà personale, difficile è accettare che venga limitato per tutelare la salute di tutti.

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“Il presepe della Speranza” napoletano del ‘700 in Piazza di Spagna. Antonio Cantone e Maria Costabile, Napoli (Campania)

Fabrizio, 48 anni: La pandemia ha inciso sul mio periodo delle feste, come su quello di tante altre persone. Ho potuto vedere di meno i parenti, a pranzo, specialmente, riducendo il tutto a comparsate al volo. Non sono riuscito a incontrare la mia fidanzata per svariate motivazioni, la stessa situazione vale anche per gli amici. Ho girato meno per cercare piccoli pensieri, come facevo ogni anno.

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La mostra “100 presepi in Vaticano”. Christian Apreda, Roma (Lazio)

Sono stato limitato anche nell’attività sportiva, di corsa al parco, messe tradizionali, visite al mare, nelle foto che facevo di solito a contatto con la natura. Dimenticavo della presenza di meno presepi nelle chiese, luminarie per le strade, bambini festosi e schiamazzanti per le vie, case meno festanti e rumorose, fuochi di artificio, talvolta.

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L’obelisco Flaminio di Piazza del Popolo

In compenso ho riscoperto le piccole gioie quotidiane, le più semplici e genuine. La musica, la lettura, lo scrivere poesie o piccoli pensieri, il vedere film natalizi, autentico toccasana di corpo ed anima. Questa pandemia, se ben sfruttata, può indurci ad una maggior riflessione sul senso della vita, la gestione degli affetti più cari, la cura verso il prossimo e la solidarietà verso i bisognosi. Il rallentare i ritmi frenetici dello stress quotidiano. L’uso della tecnologia, mediante l’utilizzo delle videochiamate, meno fredde delle sole telefonate.

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Le luminarie natalizie di via Vittorio Veneto

Certo sono mancati i sorrisi, i  baci, gli abbracci, le strette di mano, ma quando tutto questo finirà, capiremo che la vera ricchezza non sono i soldi da accumulare, ma poter disporre della vita normale, dei piccoli gesti che compiamo automaticamente, dandoli per scontati.

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La mostra “100 presepi in Vaticano”. Azienda Calypso Coral, Torre del Greco (Campania)

Maila, 15 anni, Tomaso, 16 anni: Certo uno si aspettava delle feste diverse, anche per il fatto del vaccino, sperava di stare in famiglia con tutti i parenti. Invece non c’è stata questa possibilità come negli anni scorsi. Sentivamo la mancanza, le feste le abbiamo passate un po’ nel dispiacere e nella speranza di un altro anno nuovo, più bello. Adesso invece aspettiamo e vedremo.

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Le luminarie natalizie di via del Babuino

Covine, 51 anni, Zurigo, Svizzera: Uno a quest’ora (erano le 14.49 del 25 dicembre) può fare la camminata a villa Pamphili invece di stare a casa a cucinare e mangiare. Speriamo per tutti che presto staremo meglio.

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La mostra “100 presepi in Vaticano”. Christian Apreda, Roma (Lazio)

Fabio, 52 anni: Abbiamo fatto slittare il pranzo di Natale alla cena, facciamo un gran cenone. Approfittiamo del fatto che nella vita “non c’è nessuno” per goderci meglio anche la città, quando è cosi la senti anche più la tua. Come quando ti alzi all’alba che non vedi le persone che stai completamente solo.

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L’albero dei Bauli in Piazza San Silvestro

Semplicemente un Natale diverso, ma forse anche migliore. Estremamente insolito, ma secondo me da alcuni punti di vista riflessivo ˗ finalmente siamo da soli e cerchiamo di stare in pace con noi stessi, con il nucleo familiare. Vivendo un Natale dove non c’è quella corsa sfrenata, le file per comprare i regali, e poi ci sono state ugualmente, però ridotte, il cenone, la festa esclusiva, non vedendo più gli altri da tempo, anche se è una limitazione triste, uno si gode più la famiglia.

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La mostra “100 presepi in Vaticano”. Suora Teodosia Polotniuk, Zarvanytsia (Ucraina)

Roberto, 58 anni: Siamo in galera tutti quanti. Se uno sta in prigione, è molto diverso. Non sono le feste, oggi (31 dicembre) è un giorno come un altro. Abbiamo questa manica di cialtroni che hanno i loro sgherri. Per cui non è il discorso soltanto politico ma proprio di libertà. Se non mi fai uscire, mi togli la libertà di movimento che viene prima di quella di pensiero. Stai in gabbia come gli animali quando stanno in cattività.

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“Il presepe della Speranza” napoletano del ‘700 in Piazza di Spagna. Antonio Cantone e Maria Costabile, Napoli (Campania)

Vanni, 28 anni: Il Natale è stato diverso dal solito, perché ero con la famiglia ristretta, quindi quella più intima non quella allargata, altrimenti sarei dovuto andare in Umbria. Siamo stati a casa, più giochi da tavolo, niente passeggiata nel pomeriggio dopo aver mangiato per ore. L’essere con i famigliari più intimi piuttosto con la famiglia grande, con più gente, è anche più tranquillo in realtà. In finale pure abbastanza positivo. Il capodanno invece è stato un po’ triste, perché uno di solito si vede con un gruppo di amici. Sono stato a casa con i miei, bello comunque però è meno festaiolo.

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Light Show sulla Fontana dei Quattro Fiumi di Piazza Navona

Dieter, 67 anni, Norimberga, Germania: Da due anni abitiamo a Roma. Per le feste siamo rimasti qui, io insieme a mia moglie e nostro figlio, se fossimo partiti per la Germania saremmo dovuti stare in quarantena. Mi piacerebbe andare a trovare mia madre, ha 92 anni e abita a Stoccarda, è stata vaccinata però c’è sempre paura che prende il virus.

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Il presepe in Piazza San Pietro. Alluni e docenti dell’Istituto d’arte “F.A.Grue”, attuale liceo artistico statale per il design (provincia di Teramo, Abruzzo) 1965-1975

Le feste sono andate abbastanza bene. Si mangiava, si leggeva, si guardava la TV, facevamo le passeggiate nei parchi. Invece per il figlio, che è venuto da noi e sta frequentando il corso d’italiano, è stato un tempo molto duro, perché i giovani non capiscono cos’è questo virus e non possono sopportare l’isolamento. Anche mia sorella dalla Germania mi ha scritto che sua figlia stava giù di morale perché le mancavano gli amici.

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La mostra “100 presepi in Vaticano”. Christian Apreda, Roma (Lazio)

Gabriele, 60 anni, Norimberga, Germania: Fino al Natale ho lavorato moltissimo, mi occupo delle scuole in Italia dove si studia il tedesco. Sono andata in varie regioni per organizzare gli esami, è stato un periodo molto impegnativo, intenso anche con tanta paura.

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“Cielo stellato” di via del Corso

Durante le feste ci siamo detti: “inutile arrabbiarsi”, cercavamo di stare bene anche rilassarci. Abbiamo scritto tante mail, ci siamo sentiti con i nostri amici e parenti tramite WhatsApp, anche il tempo è stato abbastanza bello rispetto a quello a Norimberga. Devo dire che mi sono sentita molto più sola durante il primo lockdown, perché mio marito Dieter stava in Germania e io stavo qui per motivi di lavoro.

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La proiezione scenografica “Custodes” di Livia Cannella sulla Porta del Popolo

 La situazione in Germania causata dal Covid ci preoccupa molto. Adesso vedremo. Speriamo bene di poter andare lì alla fine di gennaio.

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La mostra “100 presepi in Vaticano”. Marco Gualtieri. Presepi Famiglia Gualtieri, Cesena (Emilia Romagna)

Carla: La nostra associazione, Unione Donne in Italia (UDI), questo periodo lo ha passato in modo molto duro, perché è fatta di contatti fisici, noi ci guardiamo in faccia quando ci parliamo. Da marzo non tolgo la mascherina.  Ho vissuto tristemente le feste però non mi sono mai depressa, non è nel mio carattere, perché non ho potuto vedere le mie sorelle che stanno in un’altra regione. Per me le feste non significano nulla, ma significano invece vedere loro.

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Il presepe “Roma sparita” in Piazza del Campidoglio ispirato alla città del ‘800

Sarei andata come al solito da mia sorella, dove ci riuniamo un po’ tutte perché ha una casa grande in campagna, non facciamo niente di speciale, siamo insieme, invece adesso dobbiamo sentirci solo per telefono. Siamo vicino lo stesso, non è che non ci vogliamo bene.

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La mostra “100 presepi in Vaticano”. Fra Serafino Melchiorre, Roma (Lazio)

Armando, 86 anni: Il primo anno che ho trascorso le feste solo a casa con mia moglie. É passato un Natale che neanche me ne sono accorto, perché ero abituato ad altre cose: festeggiando con i miei parenti o andando in qualche posto fuori. Ci siamo sentiti molto soli, per il fatto anche di parlare con la gente, quell’aria di festa non c’è stata.

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L’albero di Natale in Piazza del Risorgimento

Abbiamo visto la messa di Papa Francesco in televisione. Neanche in chiesa siamo andati, era mezzo proibito. Siamo usciti solo per fare un po’ di spesa. Mi sarebbe piaciuto andare alla Basilica di Santa Maria in Trastevere. L’ho frequentata moltissimo, immagina da bambino, anzi ai tempi dei tempi papà mio mise la luce a quella Madonnina sul campanile la su. Parliamo di tanti tanti anni fa. Iniziamo l’anno nuovo con la speranza, noi ci speriamo bene, anche se con la mia età insomma non che pretendo molte cose (ride).

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Basilica di Santa Maria in Trastevere

Danilo, 51 anni, Nettuno, Lazio: Normalmente il Natale lo passo con i genitori, cosa che ho potuto fare, poiché abitiamo nello stesso paese. Quest’anno alla gioia di unirmi con i miei cari, si è unita la paura di contagiarli essendo anche se in buona salute, tutti possibili untori asintomatici.

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La mostra “100 presepi in Vaticano”. Christian Apreda, Roma (Lazio)

Le limitazioni si fanno sentire di più nel periodo di capodanno, dove abitualmente non lo si passa in casa con i parenti più stretti ma si va in vacanza, cosa proibita di fatto con le zone rosse.

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Piazza di Spagna

Ovviamente quando questa pandemia mi auguro sia terminata, mi piacerebbe allargare il festeggiamento natalizio, non tanto ognuno con la sua famiglia, ma con una partecipazione ad un cenone presso una comunità che si occupa di persone disagiate e senza fissa dimora, ecco quello sarebbe il mio Natale ideale, senza fare sentire soli, le persone che non hanno nessuno con chi passare la festa.

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Le luminarie natalizie di via Vittorio Veneto

– Mariia Boiko 


Photos: Stefano Cesari Steve89photo

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