Bulli ed Eroi con Cinevoci Fabio Frisenda porta in alto la voce degli studenti
L’VIII Edizione del Bulli ed Eroi Festival Internazionale del Film per Ragazzi Val di Chiana Senese con la Direzione Artistica di Paola Dei, in collaborazione con La Fondazione Collodi, l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, di Enti e Istituzioni Internazionali, di SNCCI, di ANCT, di GSA, AGE, in gemellaggio con numerosi Festival Internazionali e con la partecipazione di Val d’Orcia Val di Chiana e Val Tiberina Aretine ha assegnato il Premio come Miglior Film Scuole a “Cinevoci”: Tratti di storie fragili”; un progetto cinematografico che nasce dal desiderio di raccontare le storie più fragili della nostra società, quelle che spesso non trovano spazio nei grandi media o nei discorsi ufficiali. Diretto dal regista Fabio Frisenda e realizzato con IC Geremia Re, la Dirigente Antonella Cazzato, la Responsabile Scientifica Maria Mirto, in collaborazione con docenti e alunni di diverse scuole della provincia di Lecce, il film ci porta nel mondo delle giovani generazioni e delle loro difficoltà quotidiane, un mondo spesso difficile, ma anche capace di riscatto. Questo Premio rappresenta, non solo un riconoscimento per il talento e l’impegno dei suoi autori, ma anche all’impegno e alla passione degli insegnanti delle scuole pugliesi. La dedizione di chi lavora ogni giorno con i ragazzi contribuisce a creare un ambiente fertile per la crescita culturale e professionale, favorendo l’emergere di talenti straordinari. La qualità della formazione che i docenti offrono é una risorsa inestimabile, che arricchisce, non solo la Puglia, ma tutto il panorama nazionale, dimostrando che l’educazione é il primo passo per costruire un futuro migliore.
Un film che dà voce ai giovani
Cosa succede quando i protagonisti di una storia sono i ragazzi, quelli che vivono nella realtà, che affrontano sfide quotidiane come il bullismo, l’emarginazione sociale, la solitudine? Questo è il cuore pulsante di “CineVoci”: ogni episodio è una finestra su un frammento di vita di adolescenti che, spesso invisibili agli occhi del mondo adulto, trovano finalmente il coraggio di raccontare le loro esperienze. Le storie vengono raccontate da chi le vive, con una sincerità e un’intensità che solo chi ha attraversato certe difficoltà può trasmettere.
Il film non si limita a raccontare il dolore, ma cerca di trasmettere anche un messaggio di speranza: nonostante la frattura che alcune esperienze possono causare, è possibile ricostruirsi, crescere e affrontare le difficoltà con le persone giuste accanto. Un tema dunque che ci parla di speranza ma anche di solidarietà.

Autenticità e coinvolgimento emotivo
Ciò che rende questo film davvero speciale è l’autenticità che emana. Il progetto è stato realizzato grazie al coinvolgimento diretto delle scuole e dei ragazzi del Salento, e questo si percepisce chiaramente. Non siamo di fronte a una produzione “adultocentrica” che cerca di dire cosa sia meglio per i giovani: qui sono i ragazzi stessi a raccontare la loro realtà. Ogni scena, ogni parola, sembra portare con sé un pezzo della loro anima, della loro fragilità, delle loro paure. È un’operazione coraggiosa, che dà finalmente voce a chi solitamente resta silenzioso.
La narrazione, pur non essendo lineare, è estremamente emozionale. Le storie sono frammentate, quasi come dei ricordi, eppure ognuna di esse riesce a toccare profondamente lo spettatore. Il regista Fabio Frisenda riesce a creare una connessione emotiva con il pubblico attraverso immagini semplici ma potentissime, che evocano tanto le difficoltà quanto la speranza di una generazione che sta imparando a lottare per il proprio posto nel mondo.
Un filo conduttore che unisce le storie
Uno degli aspetti più affascinanti di CineVoci è l’uso di due oggetti simbolici — la bicicletta e l’orologio — che fungono da filo conduttore per tutta la narrazione. La bicicletta, simbolo di libertà ma anche di fragilità, appare come un motore di cambiamento, un veicolo che accompagna i protagonisti in un viaggio di crescita e consapevolezza. L’orologio, d’altra parte, è il simbolo del tempo, un elemento che spesso ci sfugge, che ci ricorda le occasioni perdute, le scelte fatte troppo tardi, ma anche la possibilità di rimediare e di trovare una nuova direzione.
Questi due oggetti, apparentemente semplici, si intrecciano e diventano il nucleo narrativo che tiene insieme tutte le storie, unendole in un finale che riannoda tutti i fili sparsi nel corso degli episodi. La chiusura del film è un crescendo emozionale che si compie attraverso la musica, un escamotage registico che richiede non solo abilità tecnica, ma anche un’anima capace di fare da ponte tra le diverse storie, facendo emergere una potenza collettiva che va oltre i singoli episodi. Questa soluzione registica è ciò che rende unico l’intero progetto, un esempio di come il cinema possa usare simboli e suoni per creare una connessione universale.
Un film che parla di temi urgenti
Gli episodi di CineVoci trattano temi molto concreti e urgenti, temi che ogni adulto dovrebbe conoscere e comprendere. Parliamo di bullismo, di esclusione sociale, di difficoltà familiari, ma anche di identità e appartenenza. Ogni protagonista si trova a fare i conti con un mondo che non sempre è gentile, e il film non ha paura di mostrarne gli aspetti. La cosa che colpisce di più è la capacità di Frisenda di non cadere nel pietismo o nella retorica: le storie sono vere, non esagerano, non cercano di fare “dramma”, ma sono semplicemente il racconto della vita. E questo è ciò che rende il film tanto potente e coinvolgente.
La parte realizzativa
Uno dei punti di forza del progetto è anche la parte realizzativa. Pur con un budget probabilmente limitato, la qualità tecnica del film riesce a essere sorprendente. La fotografia è semplice ma evocativa, riuscendo a catturare l’essenza dei luoghi e delle emozioni senza risultare mai artificiale. Le scene, seppur realizzate senza attori professionisti, riescono a trasmettere l’anima del progetto.
Le storie
Ogni episodio è una finestra che si apre su un mondo complesso e difficile, ma anche capace di momenti di dolcezza e speranza. Le storie sono vere e sincere, raccontate da chi le vive, senza filtri e senza edulcorazioni.
Il messaggio di speranza che esplode soprattutto nell’ultimo degli episodi è un inno al riscatto. Nonostante le difficoltà narrate, il film non si limita a dipingere un quadro negativo. C’è sempre un un messaggio di fiducia nella capacità di cambiamento e di crescita delle nuove generazioni.
Hanno collaborato alla realizzazione del progetto Isabel Frisenda, Giusy Mega e Graziano Tramacere, Vanessa Landolfo.

Imagine Credits by Vanessa Landolfo
Review by Paola Dei

