Il Calcio ai tempi del Dragone

Sono ormai anni che nel calcio ci siamo abituati ai grandi affari portati avanti dalle società Cinesi, dotate di una liquidità ed una capacità contrattuale sconosciuta ai Club Continentali, l’ultimo, poche settimane fa, ha interessato proprio un giocatore del nostro campionato, il centrocampista Juventino Anderson Hernanes de Carvalho, semplicemente noto come Hernanes. 31 anni, una carriera in discesa ormai lontana dai fasti dei tempi della Lazio, e tanta fatica nell’affermarsi nella rosa bianconera, almeno finché l’Hebei Fortune non ha deciso di sborsare ben 11 milioni (9 più bonus) per accaparrarsi le prestazioni de “Il Profeta“, cifra addirittura vicina a quella che quasi due anni fa, la Juventus pattuì con l’Inter per l’acquisto del calciatore. Ma cosa c’è dietro i giganti del Calcio cinese? Quando è nato l’interesse del Dragone per il mondo del pallone? Per rispondere a queste e ad altre domande, c’è da fare un passo indietro, ed analizzare, un po’ più nel dettaglio, la storia delle maggiori Leghe del Celeste Impero.

 

Le Origini

In attività sin dagli anni ’50, il Campionato non professionistico Cinese, ha conosciuto una reale crescita solo a metà ’80, sfociando nella storia vittoria del Liaoning (squadra storica di Shenyang, città del Nord-Est della Cina), già pluricampione di lega, della AFC Champion’s League 1989-1990, massimo trofeo Asiatico per club, strappato in finale alla Nissan Motors, già campione di Giappone.

Mentre però in Corea del Sud il movimento calcistico era già ben affermato, con una Nazionale ai massimi livelli Asiatici ed una lega Professionistica (la Korean Super League) in attività dal 1983, e in Giappone, i massicci investimenti privati portavano alla nascita della J1 League, protagonista assoluta del calcio asiatico anni ’90, in Cina, nonostante la creazione della Jia-A League nel 1994, primo campionato professionistico del paese, il calcio continuava ad essere uno sport marginale e poco competitivo.

E’ su queste basi, che dopo 10 anni di anonimato calcistico, nel 2004, il governo Cinese avviò il primo piano di crescita programmato della Lega, ristrutturandola nelle attuali Super League (La nostra Serie A) e China League One (La nostra Serie B) a 16 squadre, contribuendo alla creazione di nuove infrastrutture nonché alla diffusione dello sport tra i più giovani del paese.

 

La Svolta

Nonostante gli incentivi governativi però, il Calcio sembrava non decollare, con Club ai margini del panorama continentale e giocatori stranieri (non più di 4 per rosa + 1 dai paesi Asiatici) a fine carriera, decisamente poco incisivi. Nel 2011 però, una squadra fino ad allora pressoché anonima, il Guangzhou Evergrande (Dal nome della città di Guangzhou e dell’azienda proprietaria, ricchissima holding immobiliare cinese), venne promossa in Super League, da quel momento la sua crescita fu esponenziale e inarrestabile. A seguito di una faraonica campagna acquisti conquistò il suo primo titolo proprio nel 2011, nel 2012 poi, in continua ascesa, tesserò Lippi, tornando alla vittoria e iniziando a puntare traguardi più grandi. L’anno della Svolta fu proprio il 2013, quando il Guangzhou, sul campo Coreano del F.C. Seoul, vinse la sua prima AFC Champion’s League, eguagliando l’impresa del Liaoning e diventando la prima squadra cinese a conquistarla dopo ben 23 anni.

La maturazione del Calcio Cinese era ormai evidente, il Guangzhou aveva dimostrato che con una buona programmazione e giusti investimenti, nessun traguardo sarebbe stato un ostacolo troppo grande. Sull’onda lunga dell’entusiasmo e del consolidamento del potere di Xi Jinping, nuovo Segretario Generale del Partito Comunista Cinese dal 2012, nonché grande appassionato di calcio, fu varato nel 2014 quello che passerà alla storia come il più grande intervento di programmazione statale nella storia dello Sport. Un piano decennale, con inizio nel 2015, da quasi 850 miliardi di euro, comprensivo della costruzione di 50.000 nuovi campi sportivi e 20.000 scuole calcio, la volontà di portare il calcio nelle case di tutto il paese, con l’ambizione, nel giro di 20 anni, di organizzare la prima storica Coppa del Mondo.

Ad oggi i primi risultati del Piano di crescita del Calcio Cinese sono già evidenti, con un valore complessivo delle rose cresciuto da 185 a 400 milioni, un audience stimato in 450 milioni di spettatori e un contratto per la gestione dei diritti televisivi del quinquennio 2016 – 2020 che oscilla sui 1.300 milioni, non ancora ai livelli della Premier League ma molto più alto di quello di un campionato come la Seria A. La crescita degli investimenti pubblici e privati nella Super League ha portato alla ribalta diverse realtà, squadre un tempo sconosciute oggi sono diventate ghiotte opportunità di investimento per le maggiori multinazionali Cinesi.

 

Il Presente

Oggi la Super League è diventata molto più competitiva ed ha acquisito un’aura molto più internazionale. I grandi fondi del paese sfruttano le società di calcio per sponsorizzarsi e farsi conoscere, ma i risultati della corsa agli acquisti più onerosi, iniziano a farsi sentire.

Se il Guangzhou Evergrande è al suo sesto titolo consecutivo e oltre ad affermati giocatori cinesi, annovera nel suo organico il Brasiliano Paulinho (ex Tottenham) e il Colombiano Jackson Martinez (prelevato dall’Atletico de Madrid per ben 42 milioni di euro), gli altri non stanno di certo a guardare.

Le squadre di Shanghai, in special modo, hanno dato il via ad un vero e proprio derby degli acquisti, con lo Shanghai Shenhua, forte degli acquisti di Guarin dall’Inter, Demba Ba dal Chelsea e Tevez dal Boca Junior (giocatore tra i più pagati al mondo con uno stipendio che oscilla sui 3 milioni al mese), e lo Shanghai SIPG, campione dei trasferimenti monstre, con gli acquisti di Hulk dallo Zenit per 50 milioni e di Oscar dal Chelsea per ben 60 milioni.

Peculiare la campagna acquisti dell’Hebei Fortune, che con il già citato Hernanes, Lavezzi e Gervinho, è la squadra che può contare su più giocatori che hanno militato nel nostro campionato.

Se si parla d’Italia però, è impossibile dimenticare il Tianjin Quanjian di Fabio Cannavaro (forte degli acquisti di Pato dal Villareal e di Witsel dallo Zenit, per quasi 50 milioni) e l’acquisto di Pellé da parte dello Shandong Luneng, dove il centravanti della Nazionale agli ultimi Europei arriva a percepire quasi 40 milioni in due anni.

Gli acquisti spropositati però, non hanno avuto solo effetti positivi sulla Lega. Se da una parte infatti, l’opinione pubblica di un paese comunista dove il PIL pro-capite è di 8.000 dollari circa, rimane perplessa verso investimenti privati così massicci, dall’altra, gli ultimi dati della CFA (China Football Association), hanno registrato solo nel 2015 un debito medio di 75 milioni per squadra e la crescita di un continuo gap tra le squadre più ricche e quelle più modeste, a fronte di sole 5 squadre con tutti gli slot per stranieri occupati.

 

Le Prospettive

A fronte della situazione, ormai apparentemente fuori da qualsiasi controllo statale o logica di mercato, la CFA ha deciso, a conclusione dell’ultimo congresso tenutosi a Wuhan a inizio 2017, di dare il via ad un giro di vite sul Calcio Cinese, con nuovi “18 regolamenti” ispirati ai principi del Fair Play finanziario UEFA. I nuovi regolamenti, sul fronte dei tesseramenti, prevederanno l’uso di non più di 3 stranieri + 1 asiatico (a fronte dei 4+1 attuali), con lo slot libero che dovrà essere occupato da un giovane cinese under 23, e l’inserimento di almeno un altro under 23 cinese nella formazione in campo ogni domenica. Anche le spese però subiranno la nuova regolamentazione, inserendo un tetto sul prezzo di acquisto e sul relativo salario (pena il pagamento di extra e multe che saranno usate per creare un fondo di solidarietà della CFA per le squadre minori) dei nuovi calciatori, nonché un controllo dei bilanci delle società, con perdite che non dovranno superare in maniera eccessiva gli introiti, secondo un sistema di bilanciamento ancora non noto.

Il Calcio Cinese quindi, dopo l’euforia finanziaria degli ultimi 3, 4 anni, sembra andare verso un processo di normalizzazione, questo riserverà nuove opportunità per le squadre del Gigante Asiatico o le farà tornare all’anonimato che le caratterizzava fino a qualche anno fa? Questo non lo sappiamo, ma vedendo la crescita dell’interesse dei cittadini e dei magnati Cinesi nei confronti del mondo del Pallone, scommetteremmo che per il Calcio di Pechino, il meglio, deve ancora venire.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *