Infanzie improbabili: Kim Jong Un

 

Il diario Kim. Ricordi di un dittatore mancato
La mia infanzia non è stata troppo diversa da quella di tanti altri bambini nordcoreani, eccetto un piccolo particolare.
Sì, riconosco che a differenza dei miei concittadini, ebbi il privilegio di poter mangiare un’infinita quantità di brioche e barrette dai gusti più variegati. Non ho mai capito per quale motivo vi fosse questa iniziale ostilità nei confronti delle merendine, la sola cosa che mi è dato sapere è che mio nonno soffrì di diabete sin da giovane, per questo motivo anche mia nonna fu costretta per amore a rinunciare ad esse, lo considero un bel gesto e ne vado fiero ancor oggi.

È forse da rintracciare in quel diabete il motivo della avversione nei confronti dei cibi pieni di zucchero che da sempre ha caratterizzato la mia famiglia.
Mio padre non ebbe la stessa cattiva sorte del nonno, infatti, ha sempre goduto di buona salute ma nonostante ciò, forse in virtù delle abitudini di gioventù, o magari forte di una (un po’ stramba devo dire) tradizione di famiglia, decise anch’egli di non mangiare merendine.
Nonostante queste problematiche riguardassero soltanto la mia famiglia, a nessun altro nel mio Paese era concesso mangiarne. Anche allora si conoscevano le conseguenze negative di un’alimentazione ricca di zuccheri, non era comunque un buon motivo per bandire del tutto i dolci dalla vita delle persone, avrei capito molti anni dopo le motivazioni di tale scelta.
Tuttavia, grazie all’infinita bontà del babbo, venne concesso a me e i miei fratelli di avere quante merendine desiderassimo. Io, che sono sempre stato un gran goloso, ne mangiavo a ogni ora.
Il fatto di essere tra i pochi a poter mangiare merendine in Corea del Nord, mi rendeva pieno di gioia, oltre a tranquillizzarmi in merito alla possibilità che queste potessero improvvisamente terminare. Per quanto avessi potuto impegnarmi non sarei mai riuscito a mangiarle tutte.
Fu così che vissi felicemente la mia adolescenza senza che nessuno potesse mettere a rischio la mia scorta di merendine, fino a quando per motivi di studio mi trasferii in Europa, in Svizzera precisamente, fu un periodo lungo e travagliato, dove tuttavia ebbi modo di apprendere insegnamenti importanti, la democrazia, i diritti civili, lo stato di diritto, tutte nozioni che a oggi ancora custodisco gelosamente.
Una sola cosa turbò profondamente la mia esperienza di studio all’estero, infatti in questo continente è concesso a chiunque mangiare arbitrariamente qualunque tipo di merendina, questa cosa generava in me un senso di frustrazione e di paura. Certo posso dire di averne mangiate di buonissime, financo più buone di quelle provenienti dalla mia grande casa di Pyongyang, ma l’avidità con la quale queste venivano consumate, ne avrebbe sicuramente portato all’esaurimento.
Questa insopportabile libertà mi spinse ad abbandonare gli studi all’estero e fare ritorno al mio paese natale, dove peraltro ero stato designato quale erede al comando dell’intera Nazione. Purtroppo un grave lutto colpì improvvisamente la mia famiglia, mio padre scomparve prematuramente, lasciandomi solo. Organizzammo un bel funerale, fu davvero toccante vedere quante persone gli volessero bene.
A quasi otto anni dalla sua morte, non sono certo di esser bravo quanto lui a fare il capo, nonostante questo la gente sembra volermi comunque bene e questo mi rallegra. Non so più che cosa stia accadendo in Europa, è probabile che di dolciumi non ne abbiano più vista l’avidità con la quale venivano consumati. Io continuo governare il mio Paese con l’obiettivo non far passare nessuno che possa mettere a repentaglio il mio privilegio e di reprimere chiunque possa rivendicare il diritto di condividere con me il piacere di una merendina.

Kim


 

Foto di copertina: Kim Jong-un – Caricature Posterized, di DonkeyHotey con licenza CC 2.0 da Flickr

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