Intervista a Enrique del Pozo: un eroe del nostro cinema

Come si diventa artisti della vita!

Oggi siamo a colloquio con un artista straordinario, con lui parleremo di cinema. Iniziamo con dire che la regia e il cinema sono qualcosa con cui poter contribuire a un immaginario. Enrique del Pozo e io siamo cresciuti ascoltando le storie delle persone intorno a noi. Erano storie semplici che parlavano di lavoro, di famiglia, di ricordi e di esperienze; storie che servivano a trascorrere il tempo e creavano, davanti ai nostri occhi, una realtà tangibile.

Presentiamo oggi ai nostri lettori la visione che Enrique del Pozo ha del cinema: uno strumento capace di trasformare queste storie in realtà. Così abbiamo cominciato a mischiare le storie fra loro per costruire altre possibili realtà!

Giusto Enrique? Bienvenido!

Gracias Giuseppe. Eccoci qua! Pronti per partire!

Come è cominciata la sua avventura cinematografica?

Ho iniziato presto. Avevo 16 anni quando, durante uno spettacolo teatrale di Peter Scaffer, ottenni il ruolo di un cavallo. Però quell’esperienza mi ha dato tanto: da lì in poi ho realizzato che la mia vita sarebbe votata all’intrattenimento, così decisi di trasferirmi a Londra per studiare arte drammatica e, da lì a poco, ottenni un piccolo ruolo nel capolavoro cinematografico “Mahler” del regista britannico Ken Russell, Premio a Cannes.

Crescendo quali sono stati i suoi modelli?

Billy Wider, Orson Welles, Truffaut, Rossellini, Buñuel e George Cukor. Tra questi, oggi, c’è il regista e amico Angelo Curti, un compagno di avventura straordinario. Senza dimenticare la Carrà e Gino Landi, due artisti insostituibili e indimenticabili.

Con chi vorrebbe lavorare in futuro?

Bella domanda, Giuseppe! Mi piacerebbe moltissimo poter collaborare con Fiorella Mannoia, la trovo da sempre una donna carismatica, semplice e soprattutto artistica. Non ti nascondo che desidero conoscerla al più presto…sarebbe pazzesco!

E come definirebbe i suoi ‘incontri’ artistici?

Delle vere fortune! Sai Giuseppe, è importante per noi artisti e in fondo lo sei anche tu, il sapersi ascoltare, condividere e il gioire insieme per un momento sia bello che brutto che sia. Per me, la condivisione, il lavoro di squadra e il rispetto reciproco sono tutto e io li considero, gli ‘accessori’ più belli del mio mestiere.

Lei ha detto molti “no” nella sua carriera?

Sì e forse adesso più di prima. Dico no, se si tratta di perdere la mia dignità, non accetto la mancanza di rispetto. Spesso dico di no all’ego, alla vanità, all’invidia e all’ipocrisia. Perché? Amo difendere ciò a cui credo, lo difendo e continuerò a farlo senza sosta!

Cosa l’ha spinta a partecipare al Festival di Cinema del Circeo?

Per me è un’esperienza unica. Non c’ero mai stato al Circeo e devo dire che mi sono pazzamente innamorato della costa e della sua calorosa accoglienza. L’organizzazione è stata impeccabile e, di certo, non mancherò alla prossima edizione! Cosa mi ha spinto? Francesca Piggianelli, una donna straordinaria, gioiosa ed entusiasta del suo lavoro. Credimi, una bellissima esperienza!

Cosa ne pensa la comunità LGBT del suo ultimo film The Man behind the Woman?

Diciamo Giuseppe che questo film non è propriamente LGBT, perché non credo che tutto debba essere etichettato come LGBT oppure Etero. Ci sono persone e basta… in fondo siamo simili. L’amore, la passione e la sensibilità non hanno genere. Ti direi che è stato ben voluto, l’ho presentato al “Queer Film Festival” di Firenze, ha ottenuto numerosi premi ma non voglio che si crei una specie di ‘etichetta’. Ognuno ha la sua visione della vita e ognuno può gestire come meglio desidera le proprie emozioni.

Pensa che le grandi case di produzione siano pronte a protagonisti LGBT?

C’è ancora molta strada da fare. Certo, ci sono stati molte pellicole importanti e che hanno segnato la storia del cinema internazionale ma la strada è ancora lunga. Perché ce lo stiamo chiedendo ora, tu e io? Perché la società, che sia europea o americana, non accetta, o comunque non vuole ancora capire, che essere gay, lesbica, transgender o bisessuale sia normale e che tutti vivano una vita normale, identica a tutti gli altri.  In Italia? Regna il panico, la paura di dire… sì, sono gay e quindi? E quindi ci si nasconde per non soffrire, per non rimanere soli e per non vivere di rimpianti!

Enrique del Pozo ha un messaggio per gli spettatori italiani?

Sì, godetevi la vostra Italia. Acquisite la cultura italiana. Siete padroni di una cultura immensa e che tutti noi invidiamo. Amate l’Italia, perché una nazione senza la sua propria cultura non ha futuro.

Gracias Enrique del Pozo y que estés bien!

Un abrazo, Giuseppe

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Intervista a cura di: Giuseppe Giulio

Credits: Enrique del Pozo & Frank Diaz

 

 

 

 

 

 

 

 

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