MaLa MèNTI di Francesco Di Leva: un corto sperimentale sul genere umano in via di disgregazione

 

Il cortometraggio MaLa MèNTI del regista e attore Francesco Di Leva, una storia di violenza e solitudine, è stato presentato al 74. Festival Internazionale del Cinema di Venezia nella sezione Settimana Internazionale della Critica.

Il corto mette a nudo la violenza cieca generata dalla sete di potere e di supremazia dell’essere umano. Ciccio “O’Pazzo” e Ciruzzo “Pesce bello” sono due capi della camorra organizzata che, dopo aver sterminato tutti, si trovano soli sull’isola dell’Asinara. L’ossessione di onnipotenza li porta a essere paranoici e a voler distruggere anche gli ultimi due sopravvissuti alla loro furia omicida: Severino l’asinello e Piero il cinghiale, che sfidano a duello. La convivenza sembra non essere possibile, proprio perché il potere ha bisogno di un solo leader e anche il rapporto tra i due protagonisti entra in crisi.

Il corto è stato girato interamente con il cellulare in una settimana e post-prodotto con un’applicazione, che ha permesso di trasformare attori e ambientazione in un fumetto. Tale tecnica ha contribuito a rendere originale l’opera.

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare l’istrionico regista, Francesco Di Leva.

Francesco Di Leva
Francesco Di Leva
L’idea del corto è nata ispirandosi alla pièce teatrale Calapranzi di Harold Pinter e narra di una società disgregata, in cui gli unici sopravvissuti, due malavitosi, si sento minacciati da un asinello e da un cinghiale. Il corto richiama alla mente anche La fattoria degli animali, libro in cui la sete di potere è il tema portante della storia. Credi che sia solo l’alienazione della società che spinge l’uomo a prevaricare l’altro o c’è anche una componente autodistruttiva insita nella natura umana?

Certamente, la violenza è intrinseca nell’essere umano, la società è solo l’esca. “MaLa MèNTI”, vuole appunto significare menti malate. I protagonisti sono, nella mia visione, delle persone che nascono malate, con la predisposizione alla distruzione. È chiaro il riferimento all’attualità e agli uomini della politica. Gli esseri umani vogliono vincere a tutti i costi, accaparrarsi il primo posto.  Questo vale in ogni sfera e contesto, per esempio: vieni al Festival di Venezia e vuoi vincere, vai al cinema e vuoi vedere dei vincitori trionfare sullo schermo. Questo fa si che ci sia una lotta continua, un infinito dissidio. Pur di vincere si fa di tutto.  Anche le persone che sono ‘oneste’ si difendono, così diventa una guerra generale.

Perché avete pensato di girare con un cellulare?

All’inizio il progetto era no budget, poi è diventata anche una piccola provocazione. È stata la mia prima volta da regista e, nel corso degli anni, il ruolo di attore è pian piano stato relegato in secondo piano, lo star system cerca di scovare sempre facce nuove; in questo momento storico essere attore sembra essere solo una bestemmia, per essere notato devi venire dalla strada, dalla galera. Nel nostro caso, invece, gli attori sono professionisti che hanno deciso di vivere di questo mestiere e di alimentare questa passione.

Abbiamo apprezzato la scelta di rendere le immagini a metà tra fumetto e graffito, qual e’ l’idea dietro a questo corto sperimentale?

Mi sono posto una domanda, se si prendono tutto, uccidono tutti con le loro guerre, poi che rimane loro da fare soli sulla Terra? Voi siete di Roma, vero? Mettiamo che prendano Roma, che ci sia una guerra sanguinolenta e che finisca in una carneficina, che cosa fanno poi? Loro non fanno e non sono niente senza di noi. E con loro intendo, naturalmente, i potenti del nostro Pianeta. Come finirebbero? Sul ponte e con i piedi ammollo, come il mio protagonista.

Napoli è stata una grande protagonista di questa 74. edizione del Festival di Venezia. Quali sono i luoghi dove questo humus artistico prende vita?

Effettivamente siamo entrati a gamba tesa in questo Festival. Non c’è un luogo particolare dove la creatività prende forma, Napoli è tutto un fermento, altrimenti come ti spieghi che nessuno se ne vuole andare da Napoli? Napoli è come il Brasile, è una terra stregata.

Oltre alla tua brillante carriera da attore di cinema e teatro, due anni fa hai fondato il teatro Nest-Napoli Est, ci vuoi parlare di questo progetto?

Il Nest è la risposta a molte di queste domande. Nasce come avanguardia per contrastare tutte le barbarie che nascono in periferia. Con il nostro progetto diamo ai ragazzi di periferia delle possibilità concrete di intraprendere una carriera artistica e non è solo un modo per farli riscattare, ma un mezzo per farli innamorati dell’arte. La sede del teatro era originariamente una palestra abbandonata che il Comune ci ha assegnato, ora è un teatro a tutti gli effetti e ne siamo orgogliosi.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sono in turnée con lo spettacolo “Il sindaco del Rione Sanità”, per la regia di Mario Martone. Nella prima parte della stagione sarò impegnato in altri due spettacoli: “Gli onesti della banda” e “Otello”. Inoltre continueremo a portare in giro il corto, nella speranza di farlo diventare presto un film.

Intervista a cura di: Sarah Mataloni e Leila Tavi

Credits: Francesco Di Leva

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Scheda tecnica

Titolo: MaLaMèNTI

Regia: Francesco Di Leva

Protagonisti: Francesco Di Leva e Ciro Petrone, con la partecipazione amichevole di Sergio Rubini e Nicola Di Pinto

Sceneggiatura: Francesco Di Leva e Ciro Petrone

Montaggio: Gianluca Paoletti​

Musiche​ originali​: Francesco Forni

Suono – mix audio: Stefano Grosso​

Produttori: Francesco Di Leva e Adriano Pantaleo

Produttore associato: Antonella Di Nocera

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