Nessuno dopo di Te di Guido Lomoro
Su un palco vuoto ma illuminato con eleganza si muovono, avvolti in un telo di cellophane, due corpi maschili asciutti, non palestrati, perfetti per la scena. Inizia così, mentre ancora il pubblico sta entrando in sala, la storia di Diego (Bruno Petrosino) e Mirko ( Tiziano Di Sora) e quei movimenti iniziali sono la metafora dell’intero spettacolo: due corpi, due anime che si avvicinano , quasi si incontrano, ma non riescono mai a “toccarsi” veramente.
Diego è un uomo chiuso in sé stesso, segnato forse da rifiuti precoci nonostante la sua bellezza (“di solito non piaccio”).
Mirko invece è un ragazzo dal passato difficile, convinto di non potersi riscattare.
Sceglie di essere un “escort”, sfruttando il suo unico punto di forza: il corpo. (“mi piace piacere”).
Dopo alcuni incontri casuali (la spiaggia, un locale gay descritto da movimenti coreografici potenti) inizia la loro relazione mercenaria: Diego paga Mirko per ogni incontro, ma tra loro nasce qualcosa. La loro storia sta per uscire dalle quattro mura della stanza da letto, iniziano nuove complicità e nuove armonie. Ma Mirko non ce la fa: le sue ferite sono troppo profonde e non crede più a una possibilità di riscatto.
Il lieto fine si allontana. Diego resta chiuso nella sua solitudine, Mirko nel suo squallore.
Lo spettacolo, che speriamo possa varcare i confini romani, è un interessante e raro esperimento in cui regista e coreografo (Guido Lomoro e Maria Concetta Borgese) lavorano affiancati, sovrapponendosi spesso in un’unica, toccante immagine. I movimenti scenici sono efficaci senza mai diventare didascalici, i corpi dei due interpreti diventano una vera e propria voce. La drammaturgia, nonostante qualche momento in cui allenta la tensione è essenziale, diretta. La recitazione dei due interpreti è emozionante e rivela un profondo lavoro di connessione. L’unico rischio di questo spettacolo è quello di rimanere confinato nella categoria “ teatro omosessuale”, un’ etichetta che lo limita. La storia di Diego e Mirko è quella di due esseri umani che non riescono a incontrarsi e racconta la difficoltà relazionale del nostro mondo.
L’orientamento sessuale è un dettaglio. Perché, come ha detto il regista nel suo messaggio di saluto finale.. “L’amore è uno solo”.



foto di Manuela Giusto
Cast
con Tiziano di Sora e Bruno Petrosino
Testo e regia di Guido Lomoro
Coreografie e movimenti scenici di Maria Concetta Borgese
Disegno luci Gloria Mancuso
Fotografia e Grafica Manuela Giisto
TEATROSOPHIA
Via della Vetrina 7, Roma

