After the end: in scena la complessa relazione tra vittima e carnefice

After the end, testo del noto drammaturgo Dennis Kelly, è in scena fino al 15 aprile al Teatro in Scatola di Roma: lo spazio, angusto e senza reali vie d’uscita, risulta particolarmente adatto a uno spettacolo claustrofobico ad altissima tensione.
L’intreccio, totalmente incentrato sui due protagonisti, è ambientato in un rifugio antiatomico, un luogo fuori da qualunque connotazione spazio-temporale: Mark, proprietario del bunker, racconta di aver salvato Louise, in stato di incoscienza, da una terribile esplosione atomica.
I due protagonisti si ritrovano costretti a una convivenza forzata e progressivamente sempre più difficile: la scarsità delle provviste, le difficoltà, le diversità caratteriali determinano uno scontro di personalità sempre più acceso.
L’atmosfera è inizialmente tesa, ma respirabile: i due, apparentemente unici superstiti della strage, sembrano nervosi, ma complici e vicini; lentamente, il clima comincia a cambiare, mettendo a nudo l’aggressività e la parte più feroce e animalesca dei due.
Dopo un banale rifiuto di lei nel prender parte a un gioco di ruolo, nasce una violenta lotta per la sopravvivenza: Mark nega a Louise il cibo e l’acqua arrivando ad incatenarle i piedi; lei, per difendersi, lo minaccia con un coltello.
Il rapporto vittima carnefice è sempre più esplicito, e la psicologia relazionale finalmente si svela: Mark è innamorato pazzo di lei e vuole tenerla tra le sue braccia a tutti i costi mentre Louise lo rifiuta apertamente e si sente una prigioniera in balia della sua follia.
Mark, costantemente inquieto, è divorato dal desiderio e la sua passione diventa inevitabilmente ossessione.
L’unico modo per tenere legata la ragazza è incatenarla, rifiutandole la luce del sole e il contatto col mondo esterno: le ore trascorse in quel buco asfittico diventando giorni e il “convivente” si trasforma in un nemico pericoloso da cui guardarsi le spalle in ogni momento.
In questo stato di continua tensione, Mark e Louise non possono mai rilassarsi: la sopraffazione diventa l’unica forma di comunicazione e di sopravvivenza possibile.
Lo stato di continua sospensione è ricreato perfettamente, grazie all’ambiente angusto e al calibrato gioco di luci e ombre, che disegna lo scorrere del tempo e scandisce l’evoluzione interiore dei due protagonisti.
L’incubo sembra reale e lo spettatore si trova immerso e fagocitato da un labirinto psicologico di cui non vede la fine: la tensione è palpabile e lo stato d’ansia aumenta con l’approfondimento della relazione psicologica dei due bravissimi protagonisti (Claudia Genolini e Tommaso Arnaldi), che sono capaci di accentuare gradualmente e incisivamente il crescendo emotivo di ciascun personaggio.
Mark e Louise, costretti in un non-luogo, rompono gli schemi dei rapporti sociali, infrangono le regole del vivere comune, confondono i “ruoli” diventando uno lo specchio –malato- dell’altra: lo spettatore intuisce realmente il complicato meccanismo relazionale che intercorre tra vittima e carnefice, uno complementare all’altra.
La relazione/scontro tra “vicini”, diviene metafora di un evidente disagio sociale: in un mondo dove il “nemico” non ha una precisa connotazione, la diffidenza è l’unica forma di difesa umana e il sospetto continuo è il solo rifugio contro la sopraffazione dell’altro.
Da vedere.

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Leila Tavi

Leila Tavi is a journalist specialized in Russian Politics and Culture and PhD c. in Russian History at the University of Vienna under the supervision of Prof. Andreas Kappeler. She studied Political Science in Vienna and Rome, graduating in History of Eastern Europe at Roma Tre University, with Prof. Francesco Guida and a thesis on travel reports about Saint Petersburg by West Europeans at the beginning of the XIX Century. Previously she obtained a degree in Foreign Languages, with a specialization in German Philology at the University of Rome «La Sapienza». Her new book "East of the Danube" is coming soon.

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