Ezio Bosso: un insegnamento di libertà e di bellezza

 

Ho conosciuto Ezio Bosso anni fa a un concerto a Firenze, poi, grazie a una amica che a Bologna ha vissuto in prossimità della sua abitazione, ho avuto modo di conoscerlo meglio, anche dal punto di vista umano, seppur indirettamente. Dopo il concerto fiorentino l’ho seguito come una rabdomante della bellezza, incantata ogni volta, non solo dalla sua musica, ma dalla sua energia, dalla sua magia, dalla sua capacità di volare libero nell’Universo pur essendo imprigionato nel corpo a causa di una grave malattia neurovegetativa. Come Dostoevskij, affetto da epilessia e poi deportato in Siberia, Bosso ci ha raccontato il senso più profondo della libertà senza retorica e senza mai perdere la poeticità o essere maleducato.

Ezio Bosso sosteneva che la cosa più importante che la musica insegna è ascoltare. E in un mondo dove tutti hanno diritto di parola e di insulti ovunque, a partire dai social, sarebbe davvero una grande rivoluzione imparare ad ascoltare. Forse ascoltare permetterebbe di mettere a confronto le urla di persone che invocano quella che chiamano erroneamente libertà, avendo mani, piedi e gambe, e poi invece viaggiare liberi con Ezio ascoltando le note dell’Universo. Dopo la sua esibizione a Sanremo nel 2016, insultarono persino lui sui social a causa della sua strana acconciatura. Lui non raccolse la rabbia e rispose che la sua scarmigliata pettinatura dipendeva dal fatto che li aggiustava da solo. E a chi diffondeva maleducazione rispondeva soltanto:

Ascoltate Cajkovskij ad alto volume: l’arte e la bellezza sono contagiose.

E questi sono i contagi che dobbiamo auspicarci.

La musica salva la vita e non solo dei singoli ma della comunità. Fa smettere persino le guerre….. A Natale del 1914 tedeschi, francesi e inglesi, smisero di combattersi sotto il segno della stessa canzone che era “Stille Nacht”.

Questa è conosciuta nella storia come “Tregua di Natale” e se ci riuscirono loro non si comprende perché non debbano riuscirci i nostri politici.

Non solo i social hanno preso in giro Ezio, lo hanno fatto anche alcuni suoi colleghi.

Cosa c’è di peggio? Rendermi conto di come alcuni, purtroppo anche cosiddetti colleghi, usino la mia condizione fisica per denigrarmi. La patologia vera è questa. Le disabilità più gravi non si vedono, i veri malati, o sani cronici, come li chiama il mio amico Bergonzoni, sono loro.

In un momento in cui si dovrebbe seminare amore e cura di sé e dell’altro e si semina invece odio e rabbia, la sua frase suona quantomai mai emblematica.

Compositore e interprete unico e originale, riusciva a farci sentire i brividi davanti alla pura bellezza. Indimenticabile la sua interpretazione di Al chiaro di luna, introdotto da un commosso Paolo Bonolis, con cui lasciò un segno indelebile nell’anima dei telespettatori. Sua anche la struggente interpretazione di Rain In Yoor Black Eyes, dove le lacrime lasciano spazio alle lacrime della pioggia che, pur formando segni sulle pareti, lentamente scompaiono. Ma fra tutte le sue opere un’attenzione particolare la merita Following A Bird, singolo di punta dell’album The 12th Room (2015, primo lavoro da solista), considerata una perla della musica. Con questa composizione, il maestro Ezio Bosso si esibì sul palco del Teatro Ariston durante il Festival di Sanremo 2016, conquistando il grande pubblico. Indimenticabili, inoltre, le musiche nate dalla collaborazione con Gabriele Salvatores, per il quale compose la colonna sonora di Io non ho paura, Quo vadis, baby? e del più recente Il ragazzo invisibile.

Bosso amava molto il cinema e pochi mesi fa, esattamente domenica 19 e lunedì 20 gennaio, avrebbe duettato con un altro grande Maestro, Vince Tempera, per festeggiare Federico Fellini, il genio del cinema riminese, al Teatro Galli con due straordinari concerti spaziando da Nino Rota a Beethoven.
Avrei dovuto partecipare a quell’Evento poi per una serie di coincidenze e impegni non mi fu possibile, ma la lezione di vita del Maestro Bosso, rimarrà indelebile ed eterna nel firmamento della musica. Un’anima bella, che era impossibilitato persino a legarsi le scarpe, ma che suonava qualunque musica in maniera perfetta e dirigeva come se fosse in cielo. Ezio ha sempre volato in cielo e, in punta di piedi, davanti ai nostri occhi, si è trasformato in una stella.

Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono (Sanremo 2016)

Paola Dei

Critico Teatrale ANCT e Critico Cinematografico SNCCI

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Video: Ezio Bosso: Rain, In Your Black Eyes 

Cover Photo: Ezio Bosso by Alberto Berlini, used under licence: CC-BY-NC-SA 2.0 Generic

Articolo originariamente pubblicato su Il Cittadino Online

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