Un vero capolavoro: il gioco teatrale prima del “personaggio”

Un vero capolavoro, originale e surreale “favola” moderna, ha debuttato in scena al Teatro Sala Uno dal 30 maggio al 4 giugno 2017. Lo spettacolo, un continuo sovvertimento degli aspetti razionali dell’esistenza, è scritto, diretto e interpretato da Ivan Bellavista e Sandra Conti con la partecipazione di Francesca La Scala.

Le parole d’ordine in scena è l’anarchia creativa e la libertà d’interazione tra gli attori: lo spazio è concepito come un non luogo dove tutto è possibile: i protagonisti, si muovono in scena senza un copione “fisso”, non delimitati da confini spaziotemporali o da particolari barriere.

Il contesto è la dimensione onirica, (lo spazio immaginario della sospensione tra la vita e la morte), che permette agli attori la creazione continua e improvvisa di nuove regole, la nascita di codici comunicativi creati all’istante e immediatamente infranti.

Dopo il Moliere Immaginario, trasformato e attualizzato rispetto alla versione originale, Ivan Bellavista torna sul palco immaginando la dimensione del “sogno” che spezza le regole sociali e i limiti comunemente considerati come ostacoli comunicativi.

In scena prevale la regola del ribaltamento delle consuete regole teatrali: lo spazio è non solo fisico, ma psicologico e ideale; la mancanza di confini circoscritti permette agli interpreti di “vestirsi” di camuffamenti continui guidati dal desiderio di giocare senza alcuna regola rigidamente prestabilita.

Il Don Giovanni, che ha debuttato nel 2015 al teatro dell’Orologio, rendeva possibile la rilettura del mito attraverso la dissacrazione: i personaggi comunemente conosciuti erano ironicamente rivisitati e il protagonista era vittima inconsapevole di un talk show televisivo; in un vero capolavoro, invece, la realizzazione scenica sembra un’improvvisazione continua mossa dall’istinto e dal talento dei bravi attori, a tratti discontinua ma sempre dinamica e coinvolgente.

La struttura dello spettacolo ha la forma di un canovaccio appena accennato e l’improvvisazione scenica sembra guidata come nei sogni, dall’impulso istintivo che prende forma in visioni improbabili in cui il protagonista è libero di vivere finalmente tutto ciò che non è stato ancora capace di realizzare nella vita reale.

Finalmente padrone del suo mondo fantastico, il re di questa favola moderna canta, balla, si dimena, crea giochi di parole e assonanze libero da giudizi, vincoli, voci del mondo esterno: la potenzialità del suo essere si esprime in tutte le forme immaginabili.

Il codice comunicativo di “un vero capolavoro” risiede nella capacità e nella versatilità degli attori e il messaggio nascosto è la capacità dello spazio teatrale di uscire fuori dai confini del conosciuto, per esplorare nuove dimensioni comunicative, intese come rottura di regole fisse.

Gli attori prima del copione e il divertimento unito all’arte prima del “personaggio”.

Il risultato è un esperimento teatrale interessante, apparentemente frutto di un gioco improvvisato, ma nella realtà, molto calibrato e organizzato nella sua anarchia scenica.

Sarah Mataloni

Foto di copertina per gentile concessione del Teatro dell’Orologio

Intervista dal canale YouTube della SkinFriends Production

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