“Dodici minuti di pioggia”: i nuovi ritratti di Manuela Kalì

Roma, 6 Aprile 2017. La Feltrinelli ospita la presentazione dell’opera prima “Dodici minuti di pioggia” di Manuela Kalì, edito da Mondadori.

Sul palco un pianoforte a coda prelude a un’atmosfera che andrà oltre le voci narranti.

Si parla di Alice, un cuore che fin dalla tenera età è cresciuto nella sofferenza per l’abbandono del primo amato che la vita offre: il padre. Vita segnata dalla scelta di preservare quel dolore e, come rifugio sicuro, crogiolandosi in esso, assicurarlo da ogni possibile contatto con l’esterno: Alice non si è mai innamorata, non vuole farlo. Progetta copertine di libri in uno studio di Milano e vive con la sua gatta, Blanca.

Una mattina le capita di assistere a un incidente stradale. Sull’asfalto un lenzuolo copre un corpo esanime. Si può scorgere solo una bella mano, di uomo giovane, nella quale è racchiusa una bussola. Un gesto inconsulto: Alice, attratta magneticamente, raccoglie l’oggetto e si allontana.

Un talismano che, in pieno rispetto ai canoni del racconto fantastico, diverrà il mezzo per il distacco dalla realtà. Alice resterà attratta magicamente dal luogo del ritrovamento fino a che, per una fatale caduta con lo scooter, proprio in quello stesso tratto di strada, non avverrà l’apertura del portale.

Il coma la introdurrà nella dimensione dei Senza Nome. Tra presenze prive di volto, eppure familiari, avverrà l’incontro con Andrea, il proprietario della bussola.

La sofferenza, legata alla dimensione terrena, lascia spazio finalmente all’amore che impregna il cuore di Alice della volontà di eterno. Il risveglio dal coma sancirà la riapertura del portale e il rientro nella realtà tangibile.

È un viaggio, questo romanzo, che accompagna per mano il lettore su e giù per il grafico dell’andamento dei sentimenti, delle emozioni. La bussola, sebbene in possesso di Alice, funziona da mezzo magico per introdurre anche noi nell’Etereo, stimolando, inconsciamente, il desiderio di incontri non realizzati o non realizzabili.

Chiedo all’autrice: “Il suo conclamato talento di fotografa, in particolare di ritrattista, che la spinge alla ricerca di svelare, attraverso il linguaggio dell’immagine, l’anima e il carattere del soggetto, l’ha aiutata, o addirittura influenzata, nel delineare i personaggi del romanzo attraverso un altro linguaggio, quello delle parole?”

Manuela Kalì: “Assolutamente sì. Immagini e parole sono entrambi strumento di espressione della stessa volontà [capacità, n.d.r.] di far affiorare dalle persone la propria storia, le emozioni, i sentimenti. Sono una curiosa osservatrice delle persone. Sin da bambina amavo scrivere e solo successivamente ho sviluppato anche l’interesse per la fotografia.”

Un esordio quanto mai incoraggiante per Manuela Kalì nelle vesti di scrittrice. Ci auguriamo possa proseguire il cammino intrapreso, offrendo altre splendide opportunità di riflessione ai suoi lettori.

Foto di Patrizia Indiano

L’atmosfera dell’evento è stata impreziosita dalla partecipazione del cantautore e compositore Sergio Cammariere.

Ha generosamente eseguito l’anticipazione di un brano inedito, composto su ispirazione del romanzo, che, per gentil concessione dell’amica Manuela Kalì, sarà intitolato “Dodici minuti di pioggia”.

 

Nella foto: Sergio Cammariere e Manuela Kalì

 

Patrizia Indiano

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